Ragazza rivarolese aggredita in pieno centro a Torino: “Ho temuto di morire”
"Era una collanina che vale meno di 15 euro, ma per quella catenella hanno messo seriamente in pericolo la mia vita e quella del mio amico", racconta
Una normale passeggiata in pieno centro, nel tardo pomeriggio, si è trasformata in un incubo. Vittima dell’aggressione è Cecilia Sarzi, originaria di Rivarolo del Re e trasferitasi a Torino lo scorso ottobre per motivi di studio e lavoro.
Mercoledì, intorno alle 18.20, mentre attraversava le strisce pedonali insieme all’amico Luca in una delle principali arterie del capoluogo piemontese, è stata assalita da due uomini che hanno tentato di strapparle una catenina dal collo. “Era una collanina che vale meno di 15 euro, ma per quella catenella hanno messo seriamente in pericolo la mia vita e quella del mio amico”, racconta.
Secondo la sua testimonianza, uno degli aggressori l’ha afferrata per il collo strattonandola con forza nel tentativo di impossessarsi della collana. Cecilia è rimasta ferita a un braccio ed è stata colpita con una ginocchiata al fianco destro. “Ho reagito d’istinto. Ho urlato, mi sono difesa e ho tirato anche diversi pugni. La collana, alla fine, non sono riusciti a portarmela via.”
A colpirla, oltre alla violenza dell’aggressione, è stato anche il comportamento dei numerosi passanti. “Una ventina di persone hanno assistito alla scena senza intervenire. Solo Luca ha trovato il coraggio di provare a proteggermi.”
Dopo essere riusciti ad allontanarsi, i due ragazzi hanno trovato rifugio all’interno del bar davanti al quale era avvenuta l’aggressione. “Ero sotto shock, tremavo così tanto da non riuscire nemmeno a bere il bicchiere d’acqua che mi avevano offerto.”
L’incubo, però, non era ancora finito. Poco dopo, i due aggressori sono tornati davanti al locale. “Con noi c’era anche la mia amica Giulia, che ha avuto la lucidità di chiamare la polizia e di starmi vicino. Gli aggressori hanno cercato di entrare nel bar, colpendo la porta con pugni e gomitate fino a crepare la vetrata blindata.”
Un momento che Cecilia ricorda come il più drammatico. “Io e Luca ci siamo guardati. Solo ore dopo ci siamo confessati di aver avuto lo stesso pensiero: se fossero riusciti a entrare, ci avrebbero uccisi. Lo si leggeva nei loro occhi e nella violenza con cui agivano. Non era più una semplice rapina.”
E mentre la buona notizia è giunta dal lavoro del Commissariato di Polizia Madonna di Campagna di Torino, che in poco più di 12 ore ha individuato e arrestato i due responsabili, di origine nordafricana, l’episodio riaccende il dibattito sul tema della sicurezza urbana. Cecilia invita a non trasformare quanto accaduto in uno strumento di propaganda o generalizzazione. “Io non credo nella remigrazione e rifiuto qualsiasi forma di razzismo. L’accoglienza è un diritto umano, ma deve essere accompagnata da sistemi seri, capaci di favorire integrazione e controllo del territorio. Non possiamo lasciare persone in condizioni di marginalità, alimentando degrado e dipendenze.”
La giovane sottolinea come il problema non possa essere attribuito a un’intera comunità. “Nella zona dove sono stata aggredita lavorano tantissimi commercianti stranieri, persone oneste, che amano Torino e vi stanno costruendo il proprio futuro. Sarebbe sbagliato cadere nel luogo comune secondo cui tutti gli stranieri sono delinquenti. Non è così.”
Infine, un appello che nasce dalla paura ma anche dalla volontà di trovare soluzioni. “Domani rifarò quella strada, da sola, perché non voglio rinunciare alla mia libertà. Ma probabilmente lo farò con uno spray al peperoncino in tasca. Mi chiedo quante ragazze debbano ancora avere paura di tornare a casa in pieno giorno. Possiamo iniziare a discutere insieme di soluzioni concrete, sensibili e umane? Dobbiamo imparare a isolare chi delinque e valorizzare invece tutte quelle persone che ogni giorno contribuiscono a rendere migliore il nostro Paese.”