Cronaca

Diffamò e calunniò il medico Mario Riccio: 61enne rinviato a giudizio

"Esperto internazionale in eutanasia" e "Dott. Morte": queste alcune espressioni contenute nella querela dell'imputato contro il medico dell'Oglio Po

Il medico Mario Riccio

E’ stato rinviato a giudizio per calunnia e diffamazione nei confronti del medico Mario Riccio, ex primario di Anestesia e Rianimazione all’ospedale Oglio Po e dirigente dell’associazione Luca Coscioni. A processo andrà un 61enne residente nel casalasco che nella sua querela aveva definito Riccio “esperto internazionale in eutanasia” e “Dott. Morte”. La prima udienza è stata fissata al prossimo 11 dicembre.

Il 61enne aveva attaccato duramente quattro medici dell’Oglio Po, tra i quali Riccio, incolpandoli della morte del padre, un 93enne cardiopatico e affetto da amiloidosi cardiaca. L’anziano era stato ricoverato il 23 gennaio del 2023 e era deceduto una settimana dopo.

Nella querela, il figlio se l’era presa in particolare con Riccio, che all’epoca dei fatti era in congedo. Il 61enne lo aveva definito “esperto internazionale in eutanasia” che godrebbe di una sorta di impunità grazie all’appoggio politico e della magistratura. “Eutanasia aggravata ai fini di lucro“, scriveva il querelante, arrivando a sostenere che all’Oglio Po ci sarebbe stata una sorta di “pratica eutanasica” per uccidere i pazienti anziani deboli per un tornaconto economico sia per i primari che per l’ospedale.

Nell’aprile dell’anno scorso le posizioni dei quattro camici bianchi, accusati di omicidio colposo, erano state tutte archiviate. Non solo: il giudice aveva restituito gli atti al pubblico ministero per valutare l’ipotesi del reato di calunnia ai danni di Riccio, così come avevano chiesto i suoi legali, gli avvocati Paolo Antonini e Valeria Bini.

In seguito la procura aveva chiesto l’archiviazione del 61enne, ma il gip aveva ordinato l’imputazione coatta. Oggi l’uomo è stato rinviato a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare e affronterà il processo sia che calunnia che per diffamazione.

Per la calunnia, nell’ordinanza di rigetto della richiesta di archiviazione, il gip aveva ricordato che il delitto richiede la consapevolezza dell’innocenza dell’incolpato. Era stato accertato che Riccio non era nemmeno in servizio all’epoca della degenza del 93enne all’Oglio Po. L’anestesista era in congedo per godere del periodo di ferie residue prima del prepensionamento. Aveva unicamente svolto, il 26 gennaio, un unico turno presso il 118. E il figlio dell’anziano sapeva che Riccio non era in servizio nei giorni del ricovero del padre.

Per quanto riguarda il reato di diffamazione, a suo tempo il 61enne aveva inviato la querela con i violenti attacchi al medico non solo alla procura, ma anche al Comando della Guardia di finanza di Cremona, al Comando del Nas di Parma, al Procuratore generale della Corte di Cassazione, al Procuratore generale della Corte d’appello di Brescia, al Procuratore aggiunto della procura di Roma nei reati contro la pubblica amministrazione, e pure al ministro Carlo Nordio e alla premier Giorgia Meloni.

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