Politica

Punto Nascite Oglio Po, Piloni: “Bertolaso ribadisce la chiusura definitiva”

Il consigliere regionale del Pd critica la risposta dell'assessore Bertolaso alla sua interrogazione: "La Regione non ha mai avviato il confronto con il Ministero annunciato nel 2023"

L'ingresso dell'Ospedale Oglio Po
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Si allontana definitivamente l’ipotesi di riaprire il punto nascite dell’ospedale Oglio Po. La risposta dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso all’interrogazione del consigliere regionale del Partito Democratico Matteo Piloni riporta al centro del dibattito una vicenda che da anni coinvolge il territorio casalasco-viadanese.

“Che non ci fosse più alcuna speranza di riaprire il punto nascite di Casalmaggiore lo avevamo già capito lo scorso anno, quando con una delibera del novembre 2025 la Regione Lombardia ha formalmente sospeso in modo definitivo il servizio, chiudendo una vicenda che per anni ha coinvolto amministratori, cittadini e comitati del territorio. Quello che sorprende è ricevere oggi, a distanza di due anni, la risposta dell’assessore Bertolaso alla nostra interrogazione con cui chiedevamo a che punto fosse l’interlocuzione con il Ministero della Salute che lo stesso assessore aveva annunciato nel 2023 per ottenere la deroga necessaria alla riattivazione del servizio”.

Lo dichiara il consigliere regionale del Partito Democratico Matteo Piloni, dopo aver ricevuto la risposta dell’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso alla sua interrogazione presentata nel giugno 2024 sulla chiusura del punto nascite dell’Oglio Po, a Casalmaggiore.

“Dopo due anni – prosegue Piloni – l’assessore certifica ciò che purtroppo avevamo già compreso: Regione Lombardia non ha mai dato seguito a quell’interlocuzione con il Ministero che era stata annunciata. Non solo. Nella risposta viene anche riportato, tra le motivazioni della chiusura definitiva, che ‘in zona la viabilità su ruota e i collegamenti sono agevoli’. Un’affermazione che dimostra quanto la giunta lombarda sia distante dalla realtà del Casalasco-Viadanese. Chi vive questi territori sa bene quanto sia complesso raggiungere gli ospedali di Cremona, Mantova, Brescia o Parma e quanto, in caso di parto, ogni minuto possa essere decisivo. Proprio la distanza dai punti nascita è sempre stata una delle ragioni principali della richiesta di riattivazione del servizio da parte del territorio”.

“Non abbiamo mai contestato il principio della sicurezza né la necessità di garantire standard e personale adeguati – conclude Piloni -. Per questo avevamo chiesto alla Regione di esplorare fino in fondo tutte le strade possibili, a partire dalla richiesta di deroga al Ministero. Invece, quella richiesta non è mai stata formalizzata. Oggi arriva soltanto la presa d’atto di una chiusura definitiva, accompagnata da motivazioni che non tengono conto delle reali condizioni del territorio”.

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