Il granchio blu arriva nel Cremonese: avvistato anche a Casalmaggiore
Uno studio pubblicato nel 2026 da Gavioli e collaboratori aveva già documentato la sua presenza lungo il fiume fino a Isola Serafini, oltre che nel Mantovano. Negli ultimi giorni, però, nuove segnalazioni corredate da fotografie e catture
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L’ormai inarrestabile avanzata del granchio blu ha raggiunto anche la provincia di Cremona. A dare la notizia è stato Davide Persico, professore dell’Università di Parma, attraverso un post pubblicato sui social, nel quale ha annunciato l’accertata presenza del crostaceo invasivo anche nel tratto cremonese del fiume Po, con segnalazioni a Casalmaggiore.
Il granchio blu (Callinectes sapidus), originario delle coste atlantiche del continente americano, è una delle specie aliene che negli ultimi anni ha attirato maggiore attenzione per la rapidità con cui si è diffusa negli ecosistemi italiani. Sebbene sia molto apprezzato dal punto di vista gastronomico nei Paesi d’origine, la sua presenza rappresenta una criticità ambientale per la capacità di predare molluschi, pesci e altri crostacei, alterando gli equilibri naturali.
Come ricorda Persico, il granchio blu è una specie estremamente adattabile. Tollera ampie variazioni di salinità e temperatura, riuscendo a vivere non solo in mare e nelle lagune salmastre, ma anche nei grandi corsi d’acqua dolce. Questa caratteristica gli ha consentito di risalire progressivamente il Po.

Uno studio pubblicato nel 2026 da Gavioli e collaboratori aveva già documentato la sua presenza lungo il fiume fino a Isola Serafini, oltre che nel Mantovano. Negli ultimi giorni, però, nuove segnalazioni corredate da fotografie e catture, inviate a Persico da Davide Azzolini e Alessandro Pavesi, hanno confermato una diffusione ancora più ampia: il granchio blu è stato osservato lungo l’intero tratto mantovano del Po, con avvistamenti anche a Boretto e, soprattutto, a Casalmaggiore.
«L’alieno è ufficialmente arrivato in provincia di Cremona», conclude il docente dell’Università di Parma, certificando così l’espansione di una specie destinata a essere sempre più monitorata anche nel territorio casalasco. L’attenzione degli studiosi resta alta per comprendere quali effetti potrà avere sull’ecosistema del grande fiume e sulle specie autoctone.