Cronaca

Addio a Germano Beltutti: pesarese d’adozione, fu colonna della Veryflon

Contribuì a fare crescere la Veryflon e a renderla grande: era il primo ad arrivare e l'ultimo ad andarsene, spesso si dovette obbligarlo a fare delle ferie. Quando la ditta ebbe bisogno di nuovi collaboratori Germano fu un maestro per tutte le new entry

In foto Germano Beltutti
Fill-1

Originario di Pesaro e casalese di adozione arrivò a Casalmaggiore per caso, lavorò alla Veryflon, e ne fu una colonna portante fino alla pensione. Ci lascia Germano Beltutti, collega, maestro e amico indimenticabile. Lo ricordano i titolari Gianfranco Bernardi, per tutti Fifo, la moglie Rosetta Polenghi e tutti i colleghi,

È difficile ricordare esattamente la data, all’epoca la giovane ditta Veryflon, ditta produttrice di pentole antiaderenti e sita nell’area dell’ex “Zuccherficio”, eseguiva del conto lavorazione per la TVS di Pesaro, importante azienda del medesimo settore che in seguito diventerà concorrente. Germano lavorava in TVS ma non andava d’accordo con la proprietà; inoltre, anche a livello personale non era per lui un gran bel periodo, serviva un cambiamento.

Qualcuno gli aveva riferito che Veryflon cercava un programmatore per la produzione, figura che oggi viene definita “Production Planner” quindi, senza stare tanto a pensarci, lasciò a Pesaro tutto ciò che non andava e si trasferì a Casalmaggiore per concedersi un nuovo inizio sia professionale che personale. Per Veryflon fu un “coup de chance”. Grande lavoratore, competente, buono come pochi, divenne presto per Franco e Rosetta un fratello più che un dipendente.

L’azienda era giovane e c’era da fare, si stava in produzione, in magazzino a caricare i camion, in ufficio a sbrigare scartoffie e a rispondere al telefono, si macinavano ore ed ore di lavoro e Germano c’era sempre, con le sue qualità professionali, la sua dedizione, il suo tempo. Contribuì a fare crescere la Veryflon e a renderla grande: era il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene, spesso si dovette obbligarlo a fare delle ferie. Quando la ditta ebbe bisogno di nuovi collaboratori Germano fu un maestro per tutte le new entry.

La sua scrivania era un via vai di gente, per chiarimenti e domande di ogni sorta, se qualcosa non andava ci si rivolgeva a lui: impiegati, operai, capi reparto, verniciatori, magazzinieri, commerciali e pure agenti di commercio esterni. Era il principale punto di riferimento per tutti. La sua intensa giornata la si poteva capire dal posacenere pieno, grande fumatore, capitava che si accendesse una nuova sigaretta mentre nel posacenere la precedente stava ancora fumando. Davanti ai nostri errori, alcuni anche gravi come inviare i prezzi di un fornitore ad un suo concorrente, non seguiva mai il classico “cazziatone”, se ne stava in silenzio per un po’, trovava il modo di rimediare ed invitava a stare più attenti!

Era anche burlone Germano, sapeva ridere di gusto, faceva battute ed era capace di sottile ironia. Era un uomo semplice e pragmatico, non amava i paroloni, i discorsi altisonanti e noiosi, era un uomo d’azione e al dire preferiva il fare. La sua frase mitica “parl com magn”, crasi riuscitissima tra abruzzese e casalasco, ce la ricordiamo tutti e tutti ancora la usiamo. Quando passava a qualcuno di noi nuovi compiti con pazienza ci insegnava, ci supportava e ci aiutava a crescere nel lavoro e nella vita.

Mai geloso del suo sapere, delegava mansioni, ci presentava fornitori, agenti, clienti e piano piano ci guidava verso la nostra autonomia perché i giovani fan fatti crescere. Era un buongustaio e nei momenti meno concitati gli piaceva parlare di cibo, di vino, di donne e di altri demoni, senza mai venire meno alla sua eleganza e al rispetto per gli altri. Di Germano ricordiamo tutti l’abnegazione e la sicurezza che infondeva la sua presenza a noi, al Fifo, a Rosy e non ci sembrava vero di far parte di una famiglia che dopo anni continua a mancarci tantissimo e che mai dimenticheremo.

Come tutte le persone buone e pazienti, se si incavolava davvero, era capace di alzarsi in piedi e far sentire la voce, ma era un attimo, un piccolo momento di sfogo che spesso terminava in un sorriso e in un “èt capit?” rigorosamente pronunciato con la T finale e così, insieme, si rideva. La sua scuola, oggi che ormai siamo grandi, è ancora preziosa! Era un omone Germano, alto e dalle mani grandi, dal sorriso accennato e dal tono di voce basso, era un porto sicuro, era tranquillità, esperienza, serietà, amicizia e umanità.

Addolorati ma anche grati al fato per il privilegio che ci ha riservato, portiamo ancora i suoi insegnamenti nei nostri giorni e un amico bello nel cuore perché certi incontri, certi intrecci di vissuto sono per sempre. Ci stringiamo al figlio Marco in un abbraccio grande come l’anima di Germano

Giovanna Anversa

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...