Salute

Fondazione Germani, una giornata di studio su alimentazione e Alzheimer

Ricerca, assistenza e centralità della persona saranno al centro del convegno "Nutrire il cervello, custodire identità", in programma il 23 settembre a Cingia de' Botti con specialisti e operatori del settore. L'iniziativa è promossa in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer

Da sinistra: Scaratti, Marsella e Salimbeni

“Questo convegno è un dispositivo di crescita, un luogo in cui la Fondazione mette a disposizione il proprio patrimonio di competenze e, allo stesso tempo, si lascia interrogare e arricchire dal confronto con la comunità scientifica nazionale”. Con queste parole il direttore generale della Fondazione Elisabetta Germani, Ivan Scaratti, presenta le iniziativa promosse in occasione della XXXIII Giornata Mondiale Alzheimer, in programma il prossimo 23 settembre a Cascina Colombarone di Cingia de’ Botti. L’iniziativa, intitolata “Nutrire il cervello, custodire identità”, riunirà specialisti di rilievo nazionale e internazionale per approfondire il ruolo dell’alimentazione nella prevenzione e nella gestione delle malattie neurodegenerative, con un approccio che coniuga ricerca scientifica, assistenza e centralità della persona.

L’iniziativa, presentata nella conferenza stampa di giovedì 7 agosto, nasce dalla necessità di approfondire una connessione clinica e assistenziale cruciale: nell’avanzare dell’invecchiamento, infatti, l’alimentazione rappresenta un indicatore complesso di salute globale, spesso compromesso da processi neurodegenerativi, disturbi della deglutizione ed isolamento sociale.

In questo contesto, il cibo assume un valore terapeutico e preventivo fondamentale. La ricerca scientifica evidenzia come specifici pattern nutrizionali, la corretta funzione masticatoria, l’integrità dell’asse intestino-cervello e la cura del microbioma giochino un ruolo attivo nella modulazione dei processi infiammatori e neurodegenerativi.

“Accanto all’aspetto puramente medico – anticipa la dott.ssa Isabella Salimbeni, geriatra e Direttore Sanitario della Fondazione –  il convegno metterà al centro la valenza emotiva e simbolica del pasto. Quando la malattia intacca la memoria e le autonomie individuali, il riconoscimento del cibo e il piacere della tavola rischiano di svanire. Tuttavia, profumi, sapori e la dimensione conviviale continuano ad agire come potenti vettori di memoria residua, capaci di risvegliare ricordi sopiti e riannodare i fili della storia personale del paziente.

Custodire l’identità attraverso la nutrizione significa riconoscere che dietro ad ogni criticità alimentare vi è un bisogno di relazione, di dignità e di ascolto. La gestione della malnutrizione e dei disturbi correlati non può prescindere da un approccio multidisciplinare che tuteli la persona nella sua interezza, contrastando l’isolamento che spesso aggrava il quadro clinico e comportamentale”.

La struttura di Cingia de’Botti

Ad aprire i lavori sarà il dott. Enrico Marsella. Il Presidente della Fondazione ha sottolineato come queste iniziative di formazione e divulgazione scientifica siano “espressione della volontà di consolidare un’alleanza strategica tra istituzioni, scienza e comunità, orientata a garantire standard di cura rigorosi, rispettosi della dignità umana e vicini alle famiglie”.

La direzione scientifica della giornata (QUI IL PROGRAMMA COMPLETO) e la moderazione della sessione mattutina sono affidate alla dott.ssa Isabella Salimbeni: “Sotto il profilo metodologico – precisa il Direttore Sanitario della Fondazione – il programma è stato strutturato coinvolgendo autorevoli esperti di fama nazionale e internazionale, tra cui specialisti in geriatria, neuroscienze, psicogeriatria e nutrizione clinica, accanto a contributi culturali e artistici dedicati al valore della memoria e della narrazione”. Una proposta di alto profilo con molteplici spunti di approfondimento, portati in dote da relatori di primo piano. La partecipazione al convegno rappresenta dunque un’occasione importante sia per professionisti del settore e operatori sanitari (la partecipazione al convegno attribuisce 7 crediti formativi ECM) che per chiunque sia interessato ad approfondire le numerose tematiche in agenda.

Il programma della mattinata vedrà alternarsi tra gli altri il geriatra Marco Trabucchi, lo psichiatra Diego De Leo, la neuroscienziata Annamaria Cattaneo, il nutrizionista Samir Sukkar, l’odontoiatra geriatrica Caterina Perra e il cuoco specializzato in disfagia Simone Paolucci. Spazio anche allo scrittore e filmmaker Flavio Pagano, che presenterà il cortometraggio Mammamà e il romanzo Perdutamente, dedicati al tema della memoria.

Nel pomeriggio, i lavori riprenderanno con un laboratorio di confronto, moderato dalla dott.ssa Alessandra Marré Brunenghi, dedicato alle buone pratiche nutrizionali nella gestione della nutrizione, offrendo uno spazio prezioso di crescita per operatori e professionisti del settore. Saranno presentate esperienze di Ats Val Padana, Asst Cremona, Fondazione Elisabetta Germani, Fondazione OIC di Padova e dell’associazione napoletana “Oltre la Pizza”, con un focus su malnutrizione, disfagia, stimolazione sensoriale e assistenza multidisciplinare.

L’iniziativa gode del patrocinio di numerosi enti, istituzioni e associazioni del territorio e del settore sociosanitario, a testimonianza dell’ampia condivisione degli obiettivi del convegno. Hanno concesso il patrocinio ARSAC, Regione Lombardia, ATS Val Padana, ASST Cremona, Anffas, AIMA, SIGG (Società Italiana di Gerontologia e Geriatria), SIGOT (Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio), Associazione Argilla, Azienda Sociale Cremonese, ConCASS, OFI, OMCeO Cremona (Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), FNOPI, AIP, UNEBA Milano, UNEBA Cremona, i Comuni di Cella Dati, Casalmaggiore, Torre de’ Picenardi, Derovere e Cingia de’ Botti, oltre all’Unione Municipia.

“Per Fondazione Elisabetta Germani – sottolinea il direttore generale Ivan Scaratti in riferimento al convegno del 23 settembre – rappresenta una tappa significativa di un percorso evolutivo, un momento, un’occasione in cui il nostro modello di cura ed assistenza, la nostra visione e la nostra identità organizzativa si manifesta con chiarezza e coerenza.

Siamo un’organizzazione che integra assistenza, formazione e ricerca, un luogo generativo di cultura geriatrica, centro di innovazione sociale, culturale, organizzativa e tecnologica. La cultura della cura, per noi, avanza così: attraverso la condivisione, la riflessione, la formazione continua e la capacità di tenere insieme scienza, umanità e centralità della persona”.

 

 

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