Ambulanza Avis e Padana Soccorso, Piccinelli: “Due chiusure che devono far riflettere”
Dalla chiusura di Ambulanza Avis a quella di Padana Soccorso, Annamaria Piccinelli pone l'attenzione sulle condizioni del volontariato e sulla sostenibilità dei servizi offerti sul territorio
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La chiusura di Ambulanza Avis, dopo quella di Padana Soccorso, è al centro delle considerazioni di Annamaria Piccinelli, consigliere comunale di Movimento Vivace e Sostenibile. Piccinelli richiama l’attenzione sulle difficoltà che, a suo avviso, interesserebbero il sistema del volontariato e i servizi di assistenza sul territorio.
“Ha chiuso anche Ambulanza Avis, oltre a Padana Soccorso. Due chiusure di importanti servizi sanitari del territorio, anche se molto diversi tra loro. Padana soccorso si occupa di Emergenza Urgenza, mentre Ambulanza Avis si occupava di trasporto ordinario richiesto dai privati cittadini. Si tratta comunque di fatti che devono far riflettere. La prima istanza, alla notizia di Padana soccorso, è stata capire chi effettuerà il servizio nei tre mesi che ci separano dalla prossima assegnazione con bando dell’Areu (l’Azienda Regionale di Emergenza Urgenza della Regione Lombardia) e ora sappiamo che, da qui a dicembre, la vacanza sarà coperta da altre associazioni, con sede provvisoria presso gli spazi della Rsa Busi”.
Piccinelli prosegue nella propria riflessione: “Il problema che, confrontandoci con Padana Soccorso, ci è parso subito più importante e ora a maggior ragione, vista la chiusura anche di un’altra ambulanza, è, in entrambe i casi, di natura strutturale. Cos’è che mette in difficoltà questi importantissime realtà? Da quanto abbiamo potuto capire, i veri problemi sono il progressivo venir meno di personale volontario e l’aumento, negli ultimi anni, dei prezzi di tutte le materie prime. Quando chiamiamo il 112 per un’urgenza, vengono attivati servizi gestiti da associazioni come Padana soccorso, che hanno personale dipendente, ma che si fondano sul volontariato. Per contratto, tra le associazioni e Areu, si stabiliscono i compensi per il personale dipendente e per ciascuna uscita del mezzo di soccorso. Se, però, a causa della mancanza di personale volontario, le mansioni svolte da quest’ultimo vengono supplite dal personale dipendente, non è Areu a pagare, bensì l’associazione stessa.
Dunque è chiaro che la progressiva difficoltà a reperire volontari in grado di garantire una certa sistematicità di presenza, grava sulle finanze e sui vari servizi offerti sia nel caso di Emegenza Urgenza, sia nel caso di trasporti ordinari. Poi c’è il carburante, la manutenzione del mezzo, il materiale sanitario necessario: tutte voci di spesa che ultimamente sono aumentate molto”.
La rappresentante di Movimento Vivace e Sostenibile si sofferma quindi sulle possibili misure per affrontare queste criticità: “Noi crediamo che i Comuni del territorio dovrebbero (ammesso che non l’abbiano già fatto, ma non ne abbiamo notizia) unirsi in una interlocuzione con Areu, per accertarsi che le condizioni di convenzione con le associazioni di volontariato che gestiscono sul territorio l’Emergenza Urgenza, siano attualizzate ai cambiamenti sociali ed economici in corso. Un altro aspetto che abbiamo ribadito più volte, è quello della necessità di investire su una maggior conoscenza delle persone in pensione. Sarebbe utile sapere non solo delle persone fragili, ma della terza età in generale, sia per intercettarne le necessità relazionali e culturali, che le tante potenzialità, energie e competenze”.
In chiusura un’ultima considerazione da parte dell’esponente di minoranza in sala consiliare a Casalmaggiore: “Sarebbe anche una base conoscitiva per informare e sensibilizzare al volontariato di cui si ha grande bisogno per il mantenimento di questi e altri servizi. Noi crediamo che non ci sia una diffusa conoscenza di quanti servizi, anche molto delicati come quello di Areu, reggono sul volontariato e dell’ammirazione e gratitudine che dobbiamo coltivare verso i volontari.”