Salute

Scattolon (M5S) "Salute e cura: diritti
negati in Lombardia col centrodestra"

Le persone sono stanche, i pazienti si stanno spazientendo, e la prevenzione e la cura devono tornare ad essere diritti garantiti da una Regione che vuole definirsi civile e attenta ai propri cittadini

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La Costituzione all’art.32 prevede: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti.”

In Lombardia però, dopo 28 anni di gestione di centrodestra, questo diritto previsto dalla costituzione e principio fondamentale del Servizio Sanitario Nazionale non è più garantito. L’equità di accesso alle cure è stata messa in discussione. Ora solo se paghi puoi curarti e in tempi dignitosi. – così Raffaella Scattolon , candidata per il M5S per la provincia di Mantova, con la coalizione di che vede Pierfrancesco Majorino come candidato Presidente alla Regione Lombardia per le prossime elezioni del 12 e 13 febbraio. –

Un tema trattato nei diversi dibattiti e comunque sul quale alla fine si finisce sempre, perché sta particolarmente a cuore ai cittadini, è la sanità. Anche ieri sera (martedì sera) all’incontro a Porto Mantovano, i medici relatori hanno confermato ulteriormente le criticità che lo smantellamento della sanità pubblica a favore di quella privata ha portato. E a pagarne le spese in termini economici e di salute sono come sempre i cittadini lombardi.

Anche in questa occasione ho portato le nostre proposte, tra le quali alcune già presentate in Regione in questi anni con il nostro consigliere regionale M5S, Andrea Fiasconaro, ma sempre rigettate dal centrodestra. La mia candidatura è anche per dare continuità al lavoro svolto e continuare, come rappresentante del territorio mantovano, a fare da punto di riferimento per portare le istanze dei mantovani in Regione.

“Solo se paghi puoi curarti” è tra i problemi più lamentati. Quello delle liste d’attesa lo si può ritrovare evidenziato ancora in articoli di 5 anni fa durante la passata campagna elettorale. Chi ci ha governato quindi in questi anni, ovvero Fontana, coadiuvato negli ultimi 2 anni da Letizia Moratti come Vice Presidente e Assessore al Welfare, non ha saputo risolvere il problema. Che credibilità possono avere ora le loro promesse pre-elettorali con le quali dicono di volerlo risolvere?

Uno dei punti principali è arrivare ad avere un’agenda unica tra pubblico e privato, e una riduzione dei tempi di attesa per l’accesso alle prestazioni sanitarie, non solo per quelle in urgenza ma anche per quelle differibili e programmabili. Dimezzare i tempi di attesa vuol dire raddoppiare la possibilità di prevenzione. Altro obiettivo importante è l’aumento del 50% dei fondi vincolati alla sanità, da destinare alla sanità pubblica. Questo destinando progressivamente le risorse dal privato al pubblico, visto che il privato vuole occuparsi solo delle prestazioni più redditizie, lasciando alle strutture pubbliche quelle che rendono meno in termini economici (es: oncologia, pneumologia ecc.. ). Più fondi vuol dire più risorse anche per la sanità territoriale e non insistere con la visione “ospedalocentrica”, che ha caratterizzato il centrodestra e che durante la pandemia da Covid, ha mostrato tutte le sue fragilità. In questo modo si può investire nei professionisti che decidono di lavorare al servizio della sanità pubblica, evitando così anche la grave problematica dei medici “gettonisti” e delle cooperative che gestiscono questi servizi.

Altro aspetto da cambiare riguarda il meccanismo della lottizzazione nella sanità lombarda che premia la fedeltà politica a scapito del merito, della professionalità e dell’esperienza: va necessariamente interrotto individuando soggetti e procedure che garantiscano totale terzietà.

Problema importante e sollevato in tutti i comuni è la carenza di Medici di medicina generale. Questo problema deve essere però affrontato in modo deciso e pratico con azioni nel breve termine, come abbiamo già proposto a Regione nei mesi scorsi con una mozione, ma che sempre il centrodestra, ci ha ovviamente bocciato. Abbiamo chiesto di sburocratizzare tante procedure che occupano troppo tempo e per le pratiche amministrative / di segreteria dare personale di supporto che liberi i pochi medici a disposizione e possano così occuparsi quasi esclusivamente a svolgere il proprio lavoro. Serve inoltre programmare un percorso universitario agendo con il governo centrale per aumentare il numero degli iscritti alle facoltà di medicina, prevedendo possibilmente gli ultimi due anni l’istituzione di corsi di specializzazione in medicina generale. Serve però agire tempestivamente per sperare almeno nel lungo periodo di poter avere a disposizione un maggior numero di medici.

Vogliamo riproporre ed attuare inoltre, una proposta già portata nel 2019 in Consiglio Regionale con un PDL a prima firma del Consigliere M5S, Andrea Fiasconaro, ma non considerata dalla maggioranza regionale: l’istituzione dei “Comitati di partecipazione “ in ciascuna ASST. In diverse aziende sanitarie operano già di fatto, comitati di cittadini (come ad esempio l’associazione “Amici dell’ospedale di Asola”, il “Comitato per la tutela e la promozione dell’Ospedale di Pieve” ) e proprio per questo motivo, riteniamo opportuno qualificare e istituzionalizzare l’attività dei comitati stessi garantendo una partecipazione più consapevole ed efficiente. Potrebbero avere infatti funzioni di consulenza, proposta, e tutela dei diritti degli utenti. Potrebbero partecipare alla elaborazione e revisione del POAS, monitorare l’efficienza dei servizi erogati, promuovere campagne di informazione sui diritti degli utenti e di prevenzione ed educazione alla sanità. Potrebbero inoltre accedere (nel rispetto ovviamente delle normative vigenti in materia di privacy) a dati statistici di natura epidemiologica e di attività che costituiscono il quadro di riferimento degli interventi sanitari e sociali di un territorio, al fine di delineare un quadro sullo stato di salute della popolazione e sviluppare la consapevolezza nei cittadini dell’incidenza degli stili di vita corretti e della salubrità dell’ambiente sulla salute. Al fine di assicurarne l’operatività e favorire la partecipazione dei cittadini dovrebbero essere messi a disposizione locali idonei per le attività, e in questo contesto potrebbero essere coinvolte anche Le Case di Comunità.

Le cose da cambiare sono tante, di proposte operative, pratiche e di buon senso a favore dei cittadini ne abbiamo e tante le abbiamo già presentate. Sempre però rimbalzare dall’attuale maggioranza di centrodestra che ora sembra avere la formula magica per tutto, ma che in 28 anni non ha saputo/voluto usarla. Le persone sono stanche, i pazienti si stanno spazientendo, e la prevenzione e la cura devono tornare ad essere diritti garantiti da una Regione che vuole definirsi civile e attenta ai propri cittadini. Solo con un cambio di gestione e quindi di Presidente è possibile attuare un cambio vero in questa situazione drammatica.

redazione@oglioponews.it

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