Sport

Street soccer e rinascita:
la Nazionale Solidale a Oslo

Il pubblico sugli spalti
La parata della Nazionale per il centro di Oslo
La Nazionale Solidale Italiana ad Oslo, città che ospita la Homeless World Cup 2025 (foto Marco Salvatore)

L’ossatura della Nazionale Solidale Italiana è cremonese, cremasca e casalasca. Nella delegazione azzurra partita per la Homeless World Cup a Oslo — torneo internazionale di calcio riconosciuto da UEFA e FIFA che ha l’obiettivo di raccontare e testimoniare, tramite lo sport, storie di riscatto e rinascita — la presenza di “ambasciatori” del territorio è importante.

La loro, così come quella dei compagni provenienti da ogni parte del globo, è una resurrezione suggellata dallo street soccer, la disciplina con cui si stanno affrontando selezioni da tutto il mondo, fino al giorno conclusivo del torneo, sabato 30 agosto. Dietro all’approdo finale — la partecipazione alla Homeless World Cup, e ben prima dei riflettori di un palcoscenico sempre più strutturato e importante — si nascondono percorsi riabilitativi da varie forme di dipendenze (per un evento aperto non solo alle persone senza fissa dimora, come in passato): da sostanze o comportamenti come la ludopatia.

La trasferta nella capitale norvegese è stata impeccabile per l’organizzazione dell’evento e per la risposta calorosa del pubblico sugli spalti. I tre campi da gioco dove si alternano le varie nazionali sono dislocati ad Aker Brygge, nell’area tra il Comune della capitale scandinava e la vicina fortezza di Akershus. A pochi passi si trovano il Nasjonalmuseet e il Museo del Nobel.

Giovedì 28, l’uscita dalla competizione è avvenuta al termine di una sfida difficile con l’Indonesia, persa per 4 a 2. Una battuta d’arresto che non pregiudica la possibilità di conquistare un titolo. Infatti, se è svanita la possibilità di giocarsi la Homeless Cup, gli azzurri hanno ancora chances nella Salvation Army Cup, uno degli altri due trofei in cui si affrontano le squadre arrivate nelle medesime posizioni nei vari gironi. L’esordio in questa coppa, contro l’Ungheria nel primo match di venerdì 29 agosto, si è concluso con una vittoria netta dell’Italia per 4 a 1.

Oltre all’aspetto sportivo, come detto, c’è il messaggio di un evento in cui non ci sono rivali: si tifa per e non contro, e sul terreno di gioco il fair play è stella polare. Ad accompagnare il team, aggiornando sui canali Facebook e Instagram i supporter della Nazionale Solidale, è Marco Salvatore, social media manager della trasferta. Il casalasco, dopo aver già indossato la maglia azzurra in una precedente edizione dell’evento (da regolamento ogni calciatore può parteciparvi solo una volta), è rimasto legato al progetto e sta seguendo la squadra da bordocampo, incitando il team.

Partendo dalla Comunità di Rivolta d’Adda, come gli altri ragazzi — ciascuno con i rispettivi demoni — ha superato la dipendenza dal gioco, e ora continua a sensibilizzare i coetanei, restando legato a doppio filo all‘Associazione L’Approdo. Un lavoro sinergico e speculare a quello dell’U.O. di Riabilitazione delle Dipendenze dell’Ospedale Santa Marta di Rivolta.

Dopo il pensionamento, il dr. Giorgio Cerizza, psichiatra e psicoterapeuta (originario di Pandino) già primario presso la struttura sanitaria, ha continuato ad essere, grazie all’associazione, un punto di riferimento per i ragazzi, anche ad eventi di questo tipo, dove — come insostituibile motore della delegazione — si è sempre speso con passione e impegno per i giovani coinvolti. Cerizza è ad Oslo in qualità di mental coach del gruppo: “La Nazionale Solidale – spiega – permette ai suoi giocatori, tramite la Homeless World Cup, di raggiungere il traguardo di tutte le loro fatiche. Hanno affrontato momenti difficili, le loro fragilità, ma ora sono qui a dimostrare quanto valgono”.

Nella delegazione ci sono anche il team manager Michael Scorletti (di Casirate d’Adda) altro punto fermo per la parte prettamente organizzativa, e Mirko Bigatton, allenatore di Agnadello e coach della formazione dal 2023, che parla della valenza di un torneo che è, al contempo, palcoscenico sportivo ma soprattutto crocevia e snodo umano, atto conclusivo di un percorso di crescita per tutti i partecipanti: “Siamo qui per dimostrare il nostro valore come persone. Siamo molto orgogliosi, abbiamo iniziato il torneo bene e siamo pronti a concluderlo nel migliore dei modi”.

Il mister azzurro parla del suo pregresso: “Ho iniziato questo percorso nel 2018 come giocatore, è stata un’esperienza incredibile; poi mi sono inserito nella Nazionale Solidale, prima come assistente e poi come coach dal 2023”.

“Adesso – spiega Marco Salvatore, originario di Casalmaggiore – do una mano a seguire i social del team. La mia storia parte con l’inizio di un percorso riabilitativo e, in seguito, con l’arrivo in Nazionale, in primis come giocatore. Sono rimasto legato al progetto sportivo perché mi ha dato tanto. Inoltre, mi piacerebbe continuare ad aiutare i ragazzi che, come me, hanno avuto difficoltà e sono riusciti a superarle anche grazie allo street soccer”.

Il capitano della squadra, Achille Zanetti, è di Pandino: “Il gruppo è fantastico, stiamo andando avanti nonostante le difficoltà nel gioco. Come capitano, da subito il mio obiettivo è sempre stato quello di essere trascinatore in campo nelle fasi più delicate delle partite e allo stesso tempo supporter nei momenti positivi”. Nella rosa anche Giuseppe Poloni, Mattia Celentano e Giovanni Lameri, residenti negli appartamenti di Rivolta d’Adda (gestiti in appalto dal Gruppo Redancia), il cremasco Leonardo Speranza, Federico Pucci di Castiraga Vidardo (Lodi) e Jacopo Pinna di Milano.

Lorenzo Costa 

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