La voce di Orazio Mori un'ultima volta nel Duomo della sua Casalmaggiore
Nel ricordo più intimo sulla figura di Mori tracciato da don Claudio quello della nonna, che cantava arie d’opera come ninna nanna al piccolo Orazio, inculcando di fatto la passione per la lirica, che disegnò di fatto una grande carriera
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La voce di Orazio Mori è risuonata un’ultima volta nel Duomo della sua città. Ha girato il mondo con la musica, accettando anche i ruoli più umili “perché non esistono ruoli piccoli ma soltanto piccoli interpreti” come gli era stato insegnato. Però Orazio Mori, scomparso all’età di 86 anni a Milano, ha scelto Casalmaggiore, la sua casa, per l’ultimo viaggio. Le esequie sono state celebrate venerdì pomeriggio nel Duomo cittadino di Santo Stefano.
«La nonna, anziché la ninna nanna, la sera lo faceva addormentare cantandogli lievi arie operistiche» così ha raccontato, tra le altre cose, don Claudio Rubagotti durante la lunga omelia dedicata a ricordare le origini e le grandi qualità liriche di Orazio Mori, sepolto da venerdì dopo le esequie officiate alla presenza della figlia Debora, della moglie e di altri congiunti.
Tra gli amici presenti nei primi banchi della chiesa, molti suoi coetanei — Mori aveva 86 anni — tra cui Stassano, Favagrossa, Federici e pochi altri, sopravvissuti all’avanzare del tempo, con il rimpianto per altri personaggi che hanno fatto la storia di Casalmaggiore, come Kramer Moggia, uno dei più assidui frequentatori del maestro Orazio Mori.
Reduce dai più prestigiosi teatri del mondo, Mori si spogliava degli abiti di scena per tornare a essere un semplice cittadino di Casalmaggiore, passeggiando senza vanagloria sul listone di piazza Garibaldi. A ricostruire questa dimensione umile del baritono è stato lo storico Paolo Zani, che ha ricordato come Mori desiderasse mantenere le sue origini popolari, arrivando perfino a chiedere di far parte di una Compagnia Filodrammatica locale di cui lo stesso Zani era regista.
Al termine del rito funebre, la potente e al tempo stesso dolcissima voce di Orazio è risuonata nuovamente grazie alla figlia Debora, attraverso la registrazione di un brano tratto da Adriana Lecouvreur. Emozione e commozione si erano già diffuse tra le navate della chiesa durante l’interpretazione del Panis Angelicus e dell’Ave Maria, eseguite da una soprano dalla voce eccezionale, che cantava dalla balaustra accanto all’organo.
Una grande corona, con un centinaio di rose rosse, insieme ad altri fiori deposti accanto alla bara, ha infine accompagnato il feretro al cimitero per la sepoltura nella cappella di famiglia.
Ros Pis