Cronaca

In 200 alla Marcia della Pace: “Qui per dire al mondo di restare umano”

Tra i presenti c’erano anche numerose maglie Andom, l’associazione fondata da Nazzareno Condina, e rappresentanti di Casa Giardino. Molte le associazioni giunte da tutto il Casalasco e, più in generale, dalle province di Cremona e Mantova

Un momento di riflessione in piazza Turati (video Pierluigi Bonfatti Sabbioni)
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Dal parco di via Italia a piazza Turati, alle spalle del municipio, tutti in marcia per la pace. Una manifestazione simbolica che a Casalmaggiore ha richiamato oltre 50 associazioni, coordinate per l’occasione dalla Tavola della Pace Oglio Po e da Acli, tra letture, canti e momenti di riflessione. In totale erano circa 200 i partecipanti, riuniti sotto l’egida della bandiera arcobaleno della pace.

«Oggi – ha spiegato Mauro Ferrari, docente di Sociologia e rappresentante dell’Associazione Persona Ambiente – viviamo in un pianeta nel quale siamo ospiti e non proprietari. Di fronte ai massacri, alle violenze e alla feroce implacabilità dei potenti di turno è facile sentirsi impotenti e rassegnati. Mentre nel mondo migliaia di persone muoiono o sono costrette a fuggire, noi siamo sottoposti quotidianamente a bombardamenti mediatici che ci spingono a individuare sempre nuovi nemici. E, guarda caso, questi nemici sono spesso i più poveri, gli esclusi, gli scarti della società».

Tra i presenti c’erano anche numerose maglie Andom, l’associazione fondata da Nazzareno Condina, e rappresentanti di Casa Giardino. Molte le associazioni giunte da tutto il Casalasco e, più in generale, dalle province di Cremona e Mantova.

Particolarmente significative le testimonianze di chi ha vissuto direttamente la guerra in diverse parti del mondo. «A Teheran – ha ricordato Fariba, cittadina iraniana – abbiamo vissuto decenni di repressione. Ogni protesta finiva nel sangue. Le forze del regime non guardano in faccia a nessuno: non risparmiano bambini, donne o anziani. Sparano e basta. Le vittime sono spesso proprio i più indifesi».

«Nella Repubblica Democratica del Congo – ha evidenziato Pierre – ci sono stati circa 12 milioni di morti. È uno dei più grandi massacri dalla fine della Seconda guerra mondiale, e tutto questo per il controllo delle risorse minerarie. Quando si vuole cancellare un popolo si colpiscono soprattutto le donne e i bambini, perché così si cancella il futuro».

A chiudere la manifestazione è stato il professor Stefano Prandini: «Oggi viviamo un momento di pace e la pace è ciò che affratella l’umanità. Quando l’umanità è davvero tale, non può che desiderare la pace. Noi siamo qui per ribadire, prima di tutto, la nostra volontà di essere umani».

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