Fabrizio Corona: “Se scendessi in politica mi ispirerei a Beppe Grillo”
(Adnkronos) – “Se dovessi fare il mio ingresso in politica, il mio modello sarebbe Beppe Grillo”. Così Fabrizio Corona al podcast ‘Radici, beyond the name’, ideato e condotto dalla giornalista Ughetta Di Carlo. L’ospite, tuttavia, frena subito gli entusiasmi ammettendo di non avere tempo, adesso, per dedicarsi a un progetto simile, perché se mai dovesse decidere di compiere questo passo, vorrebbe farlo in modo estremamente serio.
Sul tema della popolarità interviene poi la giornalista con una provocazione, facendogli notare che non esiste ancora una maschera in lattice che lo raffiguri e che forse, per questo, non ha ancora raggiunto la fama totale che crede. Subito dopo gli porge una maschera di Donald Trump, che Corona indossa divertito accettando il gioco. Nel salotto condotto da Ughetta Di Carlo, il gancio politico e l’anima anti‑sistema dell’ospite lasciano presto spazio a una dimensione più intima e vulnerabile, in linea con l’obiettivo del podcast, quando parla del rapporto complesso con il padre, il legame con i figli, il senso dell’amore e il prezzo altissimo del successo. Un Corona senza filtri che, incalzato dalla domanda diretta della conduttrice – “Fabrizio, hai imparato la lezione?” – ammette: “Un po’ sì”. Tra le righe emerge la consapevolezza che un cambiamento sarebbe necessario e che riconosce l’importanza di un linguaggio giornalistico più rispettoso della continenza. “Ma io sono colore…”.
Una riflessione che l’ospite estende all’intero sistema dell’informazione, soffermandosi in particolare sul caso Garlasco. Partendo da una sua forte e personale convinzione su questo fatto di cronaca – legata a piste giudiziarie ormai passate – Corona sposta la riflessione sul piano collettivo, puntando il dito contro i meccanismi del mondo dell’informazione. L’ospite accusa apertamente quel giornalismo che sfrutta lo share legato alle tragedie, trasformando il dolore in sciacallaggio mediatico.
Oltre a ciò, l’ospite coglie l’occasione per lanciare un monito positivo ai giovani sui danni devastanti degli stupefacenti, facendo però una netta distinzione personale: “Credo che le droghe distruggono la gente e si vede. Al contrario di quello che pensa la gente, io non sono mai andato sotto. La mia vera droga è l’adrenalina, perché è come vivere appeso a un filo. Ciò che mi spaventa davvero, invece, è la paura del vuoto: quella sensazione che provo quando mi trovo nella serenità o nella tranquillità, se non vengo coinvolto in situazioni in cui si vive con il fiato sospeso”. Accanto a questa confessione, Corona mostra un attaccamento viscerale alla famiglia. Il legame con la figura paterna emerge come una costante guida nei momenti più difficili della sua vita: “Sento la protezione di mio padre in tante occasioni particolari della mia vita, e anche in tanti processi. Sono accadute cose per cui penso che mio padre mi protegga, e lo testimonia anche il mio avvocato Chiesa”. Riflettendo a fondo sull’eredità spirituale e professionale del genitore, l’ospite si sofferma sul lascito più profondo che ha segnato la sua esistenza e quella della sua famiglia: “Mio padre ci ha lasciato dei geni, anche ai miei fratelli, e sicuramente la genialità, la creatività e il senso della notizia. Quello o ce l’hai o non ce l’hai. Il dono e l’insegnamento più grande che mi ha lasciato è proprio questo: se hai una notizia, la devi dare”. Poi “mio padre aveva un pregio che io non vorrei: nelle sue idee era incorruttibile. Io sì, sono stato corruttibile, ma adesso sono diventato incorruttibile”.
Il racconto si sposta poi sulla sua realtà familiare più dolce, parlando con enorme orgoglio del figlio Carlos e della sua unicità: “Ha la sindrome di Asperger, è un ragazzo straordinario, sono fortunato ad avere un figlio così speciale, è veramente un dono”. Un legame, quello con Carlos, che si alimenta di una quotidianità fatta di affetti stabili e di un ambiente protettivo. Oggi Carlos vive in comunità, ma viene sempre a casa, dove può circondarsi dell’amore dei suoi cari: adora Thiago (secondogenito di Corona, ndr) e va d’accordo con Sara (compagna dell’ex re dei paparazzi, ndr). A rendere la casa un porto sicuro e familiare c’è anche la presenza storica di collaboratori che lavorano con Corona da oltre vent’anni e che per Carlos rappresentano a tutti gli effetti una vera famiglia.
In chiusura, parlando del suo passato e del legame con figure chiave della sua vecchia vita come Lele Mora, ammette di aver subito in prima persona una ferita profonda, la stessa che spesso pagano i ragazzi per il prezzo del successo. Rivendica con fermezza le sue ragioni in merito alle passate tensioni con altre figure di primo piano del giornalismo e della tv, come Alfonso Signorini, dichiarandosi pronto a sostenere le proprie tesi e le proprie prove in qualsiasi sede. A seguito delle denunce e delle diffide presentate dai legali di Mediaset e di Signorini per la pubblicazione di contenuti ritenuti diffamatori, Corona ammette come sia stata “dolorosa” la perdita temporanea della visibilità virtuale, “più delle dispute economiche: ammette che “la cancellazione improvvisa” dei suoi profili social da parte di Meta lo ha colpito “molto più della causa da 160 milioni con Mediaset”.
L’intervista, nelle battute finali si apre anche alla leggerezza: Corona scherza sulla popolarità di Sinner – “grandioso” ma, dice con ironia, “un po’ pesante” per la sua perfezione – confessa di non riconoscere Del Vecchio chiudendo con giochi di parole e sfumature che lasciano spazio a interpretazioni personali. L’intervista integrale è disponibile su YouTube e Spotify di ‘Radici, beyond the name’.