Cronaca

Devicenzi racconta il suo Tour degli Elementi: “Il podio? Dolomiti, Amalfi e… casa mia”

Il viaggio è stato costruito attorno ai quattro elementi della natura – terra, aria, acqua e fuoco – scelti come filo conduttore per raccontare i diversi paesaggi italiani e promuovere un messaggio di inclusione e solidarietà

Devicenzi al suo arrivo all'Etna

La salita finale sull’Etna, raggiunta domenica 21 giugno, ha segnato il traguardo di un viaggio durato 35 giorni e, al tempo stesso, la conclusione di un progetto sviluppato nell’arco di cinque anni. Andrea Devicenzi, atleta paralimpico di Martignana di Po, ha completato “Alla scoperta dei quattro elementi”, un itinerario ciclistico che lo ha condotto da Sanremo fino al vulcano siciliano attraversando l’intera penisola.

Partito il 13 maggio, Devicenzi ha percorso oltre 3.000 chilometri suddivisi in 35 tappe, affrontando circa 35.000 metri di dislivello lungo un tracciato che ha toccato montagne, coste e pianure. Il viaggio è stato costruito attorno ai quattro elementi della natura – terra, aria, acqua e fuoco – scelti come filo conduttore per raccontare i diversi paesaggi italiani e promuovere un messaggio di inclusione e solidarietà.

Accanto all’aspetto sportivo, infatti, il progetto ha avuto anche una finalità benefica. Per ogni chilometro percorso è stato donato un euro a favore di Cascina San Vincenzo, impegnata nel sostegno alle persone con autismo e alle loro famiglie, Kayros, attiva nel recupero sociale dei giovani, e Dona di SLAncio, associazione che sostiene la ricerca e le persone colpite da SLA. L’iniziativa ha ottenuto anche una vetrina nazionale, con una presentazione durante una diretta Rai del Giro d’Italia.

«La sfida più impegnativa degli ultimi anni»

Ripensando all’esperienza appena conclusa, Devicenzi la definisce una delle più complesse della sua carriera.

«Oltre ai numeri, con 35 giorni consecutivi di viaggio e 35.000 metri di dislivello, questa avventura aveva una difficoltà organizzativa diversa dalle precedenti perché è stata condivisa con un gruppo di sei persone. È stata la conclusione di un percorso iniziato cinque anni fa e sono felice di averlo terminato proprio in Italia, raccontando il nostro Paese attraverso i quattro elementi».

Tra le tappe più impegnative spicca quella dolomitica, con la salita consecutiva al Passo delle Erbe, al Passo Valparola e al Passo Falzarego.

«Sono stati oltre 3.000 metri di dislivello in una sola giornata. La fatica è stata tanta, ma la bellezza delle Dolomiti ha reso tutto più speciale».

L’emozione più intensa è invece coincisa con l’arrivo sull’Etna.

«Conoscevo già quel luogo, ma tornarci dopo 35 giorni di viaggio ha avuto un significato completamente diverso. L’ultima salita è stata affrontata alternando bicicletta, mountain bike e alcuni tratti a piedi, vista la pendenza. Ogni metro rappresentava il completamento di un progetto durato cinque anni».

Dai paesaggi alpini alla Costiera Amalfitana

Indicare un solo luogo del cuore non è semplice per chi ha attraversato l’Italia da nord a sud.

«Ogni territorio ha qualcosa di unico», osserva Devicenzi, che però ammette di essere rimasto particolarmente colpito dalle Dolomiti, scoperte da una prospettiva nuova durante il viaggio.

Un posto speciale resta anche il Casalasco.

«Percorrere gli argini tra Cremona e Casalmaggiore mi ha permesso di guardare con occhi diversi i luoghi in cui vivo e che sento profondamente miei».

Tra gli scenari più suggestivi, però, l’atleta indica la Costiera Amalfitana.

«Pedalare per ore con il mare da una parte e la montagna dall’altra è stata un’esperienza che difficilmente dimenticherò».

Un viaggio anche per promuovere il territorio

L’avventura ha rappresentato anche un’occasione per valorizzare il territorio cremonese. Durante il percorso il gruppo è stato accolto da oltre 40 amministrazioni comunali, incontri durante i quali Devicenzi ha raccontato il Casalasco e le sue eccellenze.

«Essere ambasciatore della mia terra è stata una delle soddisfazioni più grandi. Attraverso il materiale promozionale e anche grazie al vino Casalmagiùr, che ho potuto donare alle amministrazioni ospitanti, abbiamo fatto conoscere una parte importante della nostra realtà».

Si chiude il Progetto 22-26, ma non le sfide

L’arrivo sull’Etna sancisce anche la conclusione del Progetto 22-26, che negli ultimi cinque anni ha portato Devicenzi a pedalare in Islanda, Scandinavia e Stati Uniti, fino al Guinness World Record conquistato nel 2024.

«È stato un percorso intenso, sia dal punto di vista fisico sia mentale. Chiuderlo in Italia era il modo migliore per completare questo ciclo».

Il futuro, però, è già nei pensieri dell’atleta.

«Adesso ci concentreremo sulla pubblicazione del libro e sulla realizzazione di un docufilm dedicato a questa esperienza. Poi inizieremo a progettare nuove avventure».

Una cosa, conclude sorridendo, è già certa: «Continueranno a essere vissute in sella alla mia bicicletta monopedale».

Con il traguardo dell’Etna si chiude così un capitolo importante del percorso sportivo e personale di Andrea Devicenzi, un viaggio che ha unito sfida atletica, solidarietà e promozione del territorio, trasformando ogni tappa in un’occasione di incontro e condivisione.

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