Granchio blu in risalita, Daolio scettico: “In acqua dolce morì dopo poche ore”
Secondo Daolio, restano diversi interrogativi dal punto di vista biologico. "Mi chiedo che senso abbia per un animale che si riproduce esclusivamente in mare percorrere circa 200 chilometri risalendo il Po"
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C’è anche chi invita alla prudenza di fronte alle segnalazioni del granchio blu nel Po. A pochi giorni dall’annuncio della presenza del crostaceo invasivo nelle acque cremonesi, in particolare nel tratto di Casalmaggiore, il pescatore professionista Vitaliano Daolio esprime più di una perplessità, chiedendo che le segnalazioni siano supportate da riscontri concreti.
Daolio, per anni custode e gestore dell’Acquario del Po, non nasconde il proprio scetticismo. «Faccio un po’ il San Tommaso della situazione – spiega –. Ho fatto un paio di telefonate ad amici di Casalmaggiore, tra cui alcuni canoisti che trascorrono l’intera giornata sul fiume e sulle spiagge, ma nessuno di loro ha visto il granchio blu. Almeno io non ho ancora visto documentazioni che ritengo accettabili».
Secondo Daolio, restano diversi interrogativi dal punto di vista biologico. «Mi chiedo che senso abbia per un animale che si riproduce esclusivamente in mare percorrere circa 200 chilometri risalendo il Po. E poi? Per riprodursi dovrebbe affrontare nuovamente lo stesso tragitto verso il mare. Senza contare che lungo il fiume ci sono numerosi predatori: sarebbe una preda piuttosto facile».
L’esperto richiama anche la capacità di adattamento della specie. «Un animale non si abitua all’acqua dolce nel giro di poco tempo. Se non è accaduto in altri contesti, come in Olanda dove il fenomeno è noto da molti anni, è difficile pensare che possa avvenire così rapidamente qui. Inoltre mi colpisce vedere fotografie di granchi trovati morti ma perfettamente integri: dopo un viaggio del genere e con tutti i predatori presenti nel Po, ci si aspetterebbe almeno qualche segno di predazione».
A sostegno delle proprie considerazioni, Daolio ricorda anche un esperimento condotto alcuni anni fa all’Acquario del Po. «Quattro anni fa, prima della chiusura della struttura, portai cinque granchi blu comprati vivi in pescheria. Due o tre li sistemai in una vasca con acqua salmastra, mentre gli altri li misi in acqua dolce. Quelli collocati nell’acqua dolce morirono nel corso della notte, gli altri dopo tre giorni».
Nonostante le perplessità, Daolio precisa di non voler mettere in discussione il lavoro di chi ha diffuso la notizia, in particolare quello di Davide Persico. «Le sue ricerche sulla distribuzione del granchio blu sono accurate e la ricostruzione del possibile percorso della specie è molto precisa. Mi fido un po’ meno di noi pescatori – sorride – perché a volte abbiamo la tendenza a ingigantire o inventare qualcosa. Se tutto nasce da un passaparola, infatti, l’evidenza scientifica viene meno. E anche le fotografie possono essere ricostruite, per così dire».