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Dibattito, quinto punto:
i candidati parlano
di agricoltura

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Quinto punto del dibattito dello Zenith, molto sentito in ambito locale, è stato quello relativo all’agricoltura. Sentiamo il parere dei candidati.

Massimo Mazzoli: Va favorita la qualità, sia nel processo di produzione che nel prodotto stesso. Per fare questo proponiamo di ridurre i costi in filiera e di valorizzare le specificità locale, come ad esempio il Consorzio del Pomodoro di Rivarolo del Re. Inoltre, in tema ambientale, sarebbe il caso di incentivare a livello fiscale chi riduce le emissioni nocive nelle proprie aziende agricole.

Giuseppina Mussetola: La Lombardia rappresenta l’eccellenza in questo campo e vuole continuare su questa strada, favorendo la possibilità di mantenere la vocazione dei terreni. Politiche produttive e ambientali devono essere connesse, con un occhio di riguarda alla tutela idrogeologica del paesaggio. Va rivista l’Imu su fabbricati rurali e terreni, mentre va ridotto il consumo di suolo agricolo. Inoltre occorre favorire l’ingresso dei giovani nel mondo agricolo, la vendita diretta dei prodotti, la trasformazione di terreni demaniali in suolo agricolo per le imprese, i finanziamenti Pac per chi avvia attività agricole e le energie rinnovabili.

Michela Scaramuzza: Agricoltura è lavoro, dunque si valorizzino le aree agricole con il contenimento del suolo pubblico. Inoltre vogliamo introdurre un piano di gestione integrato dell’acqua, per evitare situazioni di carenza idrica. Per quanto concerne le filiera, chiediamo che i prezzi vengano stabiliti non solo dalla Camera di Commercio, ma che si dia più forza nella contrattazione ai produttore stessi. Il Made in Italy deve essere esteso a livello nazionale, nel senso che il prodotto deve essere inteso come italiano e non solo come specificità territoriale, per avere più forza sul mercato. Per migliorare le centrali a biomasse, riporto una proposta di un agricoltore: gli scarti per le biomasse potrebbero essere ritirate direttamente dalle aziende e a quel punto anche le aziende stesse non dovrebbero pagare i costi per la discarica. Questo consentirebbe di rivedere anche la normativa sui rifiuti.

Paola Bandini: Nel nostro programma abbiamo definito tre punti: sgravi fiscali per le aziende agricole, meno trafile burocratiche e culture giuste per la nostra terra, rispettandone tempi e tipicità. Il biologico è il futuro di questa economia e va considerato. Inoltre a Bruxelles non dobbiamo andare solo per farci multare, come è successo per le quote latte: dobbiamo contare qualcosa in Europa, facendo sentire la nostra voce. Ricordo che il casalasco per anni è stato il fornitore della Grande Milano: in tal senso la periferia può rivendicare un ruolo centrale nella Regione, proprio grazie alla terra e all’agricoltura. Siamo la quinta Regione d’Europa, Bruxelles non può ignorare questo dato. A livello locale le scuole professionali devono essere legate anche al lavoro nei campi per una migliore specializzazione.

Giacinto Boldrini: Ho combattuto molte battaglie in Senato proprio per la nostra agricoltura. Un mio decreto di legge che aspetta solo di essere approvato creerà lungo l’asta del Po, dunque anche nel casalasco, la prospettiva di lavoro per 3mila nuove aziende legate alla pioppicultura. Questo faciliterebbe investimenti anche nelle aziende di trasformazione del legno ed essendo il pioppo un albero che assorbe molto carbonio, avremmo anche un ambiente più vivibile. Diciamo no alle foreste di pianura, che sono solo uno spreco inutile di soldi. Vanno inoltre favoriti controlli su prodotti originali di qualità, che il mondo ci invidia, e vanno dunque puniti severamente i falsari.

Pierluigi Pasotto: I vincoli dell’Europa sono castranti per il nostro agro-alimentare e vanno dunque rivisti: abbiamo pagato 4 milioni e mezzo di multa per le quote latte. Manifattura e agro-alimentare devono puntare sul modello tedesco, favorendo agricoltura ed energie rinnovabili. I pannelli fotovoltaici vanno tolti dai campi perché consumano suolo e installati sui tetti, mentre va presa una decisione chiara sugli Ogm. Ripensiamo la filiera: non ha senso che chi produce guadagni meno di chi ha trasportato il prodotto.

Filippo Bongiovanni: Sono d’accordo in buona parte coi colleghi: Monti ha ottenuto 1,6 miliardi di euro per questioni che investono principalmente l’Italia del Meridione, ma s’è scordato di dire che ha perso 4 miliardi per l’agricoltura, che sarebbero serviti al Nord. Da rivedere i contributi Pac, si favoriscano gli imprenditori giovani e le energie rinnovabili. Da assessore provinciale posso dire che Cremona è la provincia in Italia che le sfrutta di più: è vero che i pannelli del fotovoltaico vanno tolti dai campi, ma servirebbero più incentivi anche per le piccole aziende a farlo. Vogliamo poi investire risorse nell’idrogeologico, aiutando in particolare i consorzi di bonifica.

G. G.

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