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Riky Anelli e i suoi buoni
Samaritani, due ore di musica
intensa, tra viscere ed anima

Sono state due ore di musica intensa ed appassionata, adrenalinica e al di sopra delle righe. Due ore in cui staccare la spina per attaccarne un'altra, spesso alle viscere, per farle vibrare e qualche volta più su, al cuore

CASALMAGGIORE – Una chitarra – utilizzata con infinite variazioni – e due Samaritani, di quelli buoni, a percussioni e voce. Un folk rock impregnato della tradizione cantautorale italica a partire dalla lezione lasciata da Fabrizio De André e tanta voglia di coinvolgere, anzi meglio di avvolgere il pubblico in uno di quei caldi abbracci da osteria (in senso positivo ovviamente, s’intende) in cui c’è il vino e c’è il salame, ci sono l’amore e tutti i demoni, c’è la poesia ma pure la voglia di lasciarsi andare un po’, o un po’ tanto almeno per un paio d’ore.

Riky Anelli è artista raffinato, ed insieme naif. Colto e al contempo vicino al suo pubblico variegato. Preparato e al contempo sperimentale. Ieri si è esibito a Casalmaggiore, in quello che, e da qualche anno ormai, è divenuto il tempio della musica non banale, il Caffé Centrale di Franco Frassanito e i suoi buoni samaritani, fratelli, sorella, moglie, figlio ed amici del figlio. Sono state due ore di musica intensa ed appassionata, adrenalinica e al di sopra delle righe. Due ore in cui staccare la spina per attaccarne un’altra, spesso alle viscere, per farle vibrare e qualche volta più su, al cuore.

Una chitarra dalle infinite sfumature che sta a Riky come la racchetta a Federer, i libri in francese a Maurizio Zecca, l’assenzio ai poeti maledetti, il pendolo a Focault o a John Holmes, a seconda dei punti di vista. Eclettico, mai banale, mai scontato. In contatto diretto costantemente con il pubblico e con i suoi musicisti, due dei Good Samaritans appunto che poi è la sua band, anch’essi perfetti e distorti, riflesso di specchio e curvatura insieme.

Due ore da ricordare insomma. Tra coveristi stanchi e monotoni, le solite band che girano, l’aria stantìa che si respira a volte negli appuntamenti musicali di paese, una boccata di puro ossigeno ed adrenalina. Riky Anelli, bergamasco, classe 1981, vincitore nel 2013 della Targa Repubblica.it con il brano ‘Svuota Tutto’ come artista più ascoltato dai lettori in occasione della partecipazione alla fase finale del Premio De André 2013, artista della Saar Records, storica etichetta discografica milanese (Adriano Celentano, Luigi Tenco, Enzo Iannacci, Nada) e vincitore nell’agosto 2014 del Premio Anacapri – Bruno Lauzi – Canzone d’Autore con il brano ‘Una Mattina che Vale’, primo posto assoluto e Targa SIAE come ‘Miglior autore emergente’, è artista di razza. Artista con la – A – maiuscola.

E non è stato un caso che abbia ipnotizzato, fatto cantare, bere, commuovere, incontrare, abbracciare, ballare, emozionare uno sparuto gruppo di resistenti al ‘deja-vu’. Non è un caso che chi canta De André o Coen non facendone una fotocopia ma mettendocene del suo, che scrive brani non gettando parole a caso e neppure note riesca poi a restarti addosso. A volte – o spesso fate voi – la vita, o la sua essenza, è scritta nel destino. Quello di Riky Anelli è quello degli illuminati che qualche volta incontri sulla strada, a volte negli incontri culturali ma più spesso al bar mentre consumi un bianco e tre pistacchi salati, che vedi e senti vicini e allo stesso tempo animati da un fuoco sacro come quello dell’arte, e dell’anima. La bellezza insomma, di quello che scopri per caso, in una sera di fine agosto in cui una lieve frescura lascia il posto all’afa. Al di là dell’aria in cambiamento, Riky e i suoi Good Samaritans erano in quella brezza leggera, eppure così intensa.

Nazzareno Condina

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