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Andrea Devicenzi nominato
oggi membro onorario dei
Cavalieri di San Lazzaro

Dopo l’ingresso trionfale in Vaticano, l'atleta pellegrino, onorerà ancora Roma della sua presenza per un nuovo, nobile riconoscimento alla sua persona

ROMA – Un titolo onorifico, che lo rende fiero. Perché inaspettato (giunto al termine del cammino della Francigena) e perchè Andrea Devicenzi, come lui stesso spiega, ha sempre amato le storie cavalleresche e la storia dei templari. Oggi, nei pressi dei sotterranei della Villa di Livia (la terza villa per importanza di Roma), l’atleta casalasco entrerà a far parte ufficialmente dei Cavalieri di San Lazzaro, come membro onorario. Un’onorificenza che in Italia viene concessa solo tre volte l’anno e per particolari meriti.

Dopo l’ingresso trionfale in Vaticano, l’atleta pellegrino, onorerà ancora Roma della sua presenza per un nuovo, nobile riconoscimento alla sua persona.

I Cavalieri di San Lazzaro hanno una storia antichissima.

“Attorno al 1119 – spiega un referente romano – presso un lebbrosario fuori dalle mura di Gerusalemme un gruppo di cavalieri dava vita ad un Ordine Equestre differente da tutti gli altri. Essi si resero conto come una ragguardevole percentuale di ammalati fosse abile al combattimento o comunque indispensabile per assistere e soccorrere altri cavalieri e pellegrini.

Laddove poco o nulla poteva essere fatto per guarire i traumi fisici ed i terribili segni della malattia, quest’Ordine forniva una chance psicologica e sociale di ricollocamento dei malati in una società selettiva e profondamente classista: un esempio concreto di come la disabilità non fosse un limite alla tenacia, al coraggio e alla fede di questi uomini.

Nel 1255 Papa Alessandro IV concede la bolla ai Cavalieri di San Lazzaro, una delle poche realtà cavalleresche medioevali ad ottenere il riconoscimento sia come “ospedalieri”, sia come “militari”. Cronache dell’epoca raccontano di episodi di grande valore come la battaglia di San Giovanni d’Acri, dove cavalieri malati di lebbra e con i volti coperti, combatterono con insospettabile vigore accanto ai Templari. Proprio questi ultimi, nella loro Regola, stabilirono che i membri dell’Ordine del Tempio, se ammalati o feriti potevano transitare nelle fila del San Lazzaro (questo gemellaggio sembra sia all’origine della Croce Patente identica a quella dei Templari ma di colore verde anziché rossa).

Dal 2008, perduta l’anacronistica connotazione cavalleresca, il Corpo di San Lazzaro prosegue la missione di quei primi cavalieri ai quali si ispira per rettitudine, onestà e riconoscendosi nei moderni principi di tolleranza, umiltà, misericordia e carità. Presente in 80 nazioni con oltre 22.000 volontari, riconosciuto dalle Nazioni Unite come ONG e candidato al Nobel per la pace nel 2017, il Corpo di San Lazzaro in Italia, tra le molteplici attività nei campi del sociale e della protezione civile, ha abbracciato il servizio di Tutela degli Itinerari Storici e Paesaggistici e l’assistenza agli escursionisti ed ai pellegrini, in una sorta di “ritorno alle origini” in chiave moderna.

L’incontro con l’atleta paralimpico Andrea Devicenzi, intento a compiere i suoi 1000 chilometri proprio sul quel tratto di strada che fa parte di quelli tutelati, è stato importante”.

Cremonese classe ‘73 e grande appassionato di sport, all’età di soli 17 anni subisce l’amputazione della gamba sinistra a seguito di un grave incidente motociclistico. Nonostante questo tragico evento avrebbe cambiato la sua vita per sempre, non si è dato per vinto: l’attitudine sportiva, la positività e la forza di volontà hanno fatto (ri)nascere un uomo che sarebbe presto divenuto un eroico simbolo per ogni diversamente abile e per una società odierna bisognosa di ritrovare valori e spinte motivazionali.

Dopo molte incredibili imprese, tra le quali la scalata in bicicletta della vetta del Kardlungla (5.602 mt) in India, la partecipazione all’Olimpiadi del Randonnèe, una medaglia d’argento ai Campionati Europei di Triathlon ed una solitaria fino a Machu Picchu con bici e stampelle per un totale di 1250 Km, Andrea Devicenzi ha concluso proprio questo 1 dicembre il tratto italiano del Cammino della Via Francigena. Poco più di 1000 km da Aosta a Città del Vaticano, da percorrere sulla sua gamba e con il solo aiuto di stampelle tecniche di sua invenzione chiamate “Katana”.

“La competizione sportiva verso gli altri e verso se stessi – proseguono i Cavalieri di San Lazzaro – ha molti legami con l’arte bellica cavalleresca, compresi il senso dell’onore, il soccorso, la misericordia, l’umiltà e la tolleranza, sentimenti in più occasioni dimostrati dal Devicenzi.

Il fatto che il gruppo romano del Corpo di San Lazzaro abbia percorso e posto in sicurezza le ultimissime tappe di questo incredibile viaggio accanto al Devicenzi, non è passato inosservato a qualche pellegrino affascinato dalla storia: elaborando infatti il rapporto “San Lazzaro, Via Francigena (percorso sacro e storico) ed il combattente disabile”, si è metaforicamente ricreato quel solido connubio che 900 anni fa, proprio su questa strada di pellegrinaggio, rese famosi gli Ordini Equestri militari ed ospedalieri.

Terminato il cammino, il capogruppo di Roma, dott. Germano Assumma ha voluto subito avanzare istanza al Comandante Nazionale del Corpo di San Lazzaro, Prof. Antonio Virgili, affinché Andrea Devicenzi divenisse parte di una realtà che simbolicamente gli appartiene da sempre. Egli è stato all’unanimità insignito quale Membro Onorario del Corpo Italiano di San Lazzaro (ramo della Lazarus Union International) sotto la condivisone del motto “creiamo nuove prospettive insieme”.

Naturalmente la soddisfazione dell’atleta di casa, nato a Casalmaggiore e residente a Martignana, è massima. “Sono onorato – ha spiegato Devicenzi – di questo riconoscimento che va a me e va a tutto il gruppo che ha reso possibile il cammino. Sono da sempre appassionate dagli ordini cavallereschi. Aver ottenuto questo riconoscimento è il premio più grande che potessi avere perché nel riconoscermi l’onorificenza è stato compreso appieno lo spirito del percorso del gruppo sulla via Francigena. Il segno che questo spirito di condivisione, di aiuto e di fratellanza è stato recepito in pieno”.

Nazzareno Condina

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