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Il Coronavirus in Oglio Po.
Il racconto dall'ospedale
di un 66enne casalasco

"Non viviamo un bel momento. Io ci stò a rinunciare ai miei viaggi in Egitto e Tunisia, alle donne e alle cene con gli amici. Quello che oggi vorrei augurarmi è che a mio figlio (in quarantena autonoma, ndr) e ai miei nipoti non succeda nulla"

VICOMOSCANO – Nel reparto infettivi dell’Ospedale Oglio Po è ricoverato da alcuni giorni un conosciuto commerciante casalasco. L’uomo, 66enne racconta quella che lui stesso definisce una Via Crucis a causa dell’avvenuto contagio da ‘Coronavirus’.

“Tutto è successo all’improvviso – racconta – Lunedi ero in piazza a Casalmaggiore al telefono con un cliente a cui il giorno dopo avrei dovuto consegnargli un quintale di sementi e fertilizzanti. Alle 19 sono tornato a casa per prepararmi la cena (l’uomo vive da solo, ndr) quando all’improvviso mi sono sentito addosso una febbre fortissima. In cinque minuti ho visto la mia vita cambiare”.

La notte successiva l’uomo ha chiamato l’ambulanza per andare al Pronto soccorso dell’Oglio Po dove è stato sottoposto a diversi esami “Ho trascorso molto tempo in astanteria sdraiato su una barella. Non c’era posto per ricoverarmi ed hanno pensato anche a tenermi sotto stretta osservazione da casa. Una scelta che ho chiesto loro di non fare perché vivendo da solo avevo paura di non farcela”.

Dopo il decesso di un paziente un letto si è liberato permettendo al 66enne casalasco di iniziare la terapia direttamente in ospedale. “Mi somministrano antibiotici, antivirali, cortisone. In questa stanza siamo in quattro tutti con la stessa patologia. A me hanno fatto un primo tampone risultato positivo e adesso sono in attesa di eseguirne un secondo ma dovrò attendere 14 giorni. Nel frattempo vivo con l’ossigeno e la mascherina cosi come tutti gli altri accanto a me, così come medici e infermieri. Fortunatamente posso usare il cellulare con cui parlare con amici e famigliari. Di visite parenti naturalmente neanche a parlarne”.

Un grande elogio al lavoro del personale di Oglio Po: “Il personale, ridotto all’osso, si impegna in maniera encomiabile. A tale proposito occorre elogiare queste persone perchè stanno dando la vita svolgendo un lavoro pesantissimo e rischioso. Un esempio da portare a conoscenza di qualche politico irresponsabile che ha messo in dubbio la validità e la insostituibilità di questo eccellente ospedale”.

Adesso il casalasco trascorre le giornate in una piccola stanza, lui che era abituato a passare tutte le sere in compagnia per mangiare e ballare nei posti più rinomati della movida parmense e del divertimento.

“Non viviamo un bel momento. Io ci stò a rinunciare ai miei viaggi in Egitto e Tunisia, alle donne e alle cene con gli amici. Quello che oggi vorrei augurarmi è che a mio figlio (in quarantena autonoma, ndr) e ai miei nipoti non succeda quello che è successo a me”.

R.P.

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