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Casalmaggiore in tempo
di Covid19, tra controlli
e problema anziani

CASALMAGGIORE – La statale è deserta. Ci sono voluti 50 anni per vederla così. E ne avremmo fatto volentieri a meno. Qualche auto di tanto in tanto rompe il silenzio, insieme alle sirene delle ambulanze. L’atmosfera in città è surreale, ma la città a differenza dell’arteria che la cinge, deserta non lo è. C’è in giro qualche anziano (ne abbiamo contati una decina in due ore) e qualche ragazzino (tre, nell’area golenale, che si infilavano in bicicletta nel parco nonostante la striscia bianca e rossa della municipale a bloccarne l’accesso).

Sono gli anziani il ‘problema’ più grande. Ne incontri un po’ ovunque. Alle 14 uno è seduto in piazza, sui gradini del bar Italia. Ha appoggiato la bici poco distante, ha la mascherina sul collo e si guarda in giro un po’ stranito. Due stanno infilando la via dell’argine, nessuno dei due ha la mascherina. Vagano lentamente, distanti l’uno dall’altro, e diffidenti come i gatti.

Dicevamo degli anziani. Ieri in farmacia in piazza a Casalmaggiore ce ne era una ultraottantenne, con un principio di Alzheimer. Al collo una bavaglia (si, una bavaglia di quelle da bambini), usciva dalla farmacia. La direttrice di AFM l’ha seguita con lo sguardo. Abita a cento metri dalla farmacia, in piazza, ma esce quasi tutti i giorni. “Le abbiamo detto di non uscire, dato il foglio con tutti i numeri di telefono, spiegato e più volte che deve stare a casa ma poi che fai? Arriva a casa e il giorno dopo è uguale”. Cammina barcollante attraversando la piazza. Due clienti in fila la seguono sino alla porta della propria abitazione per sincerarsi che a casa ci vada davvero.

“Mi ha chiamato il figlio di una signora ultraottantenne – ci spiega un uomo dell’arma – affinché spiegassi con tono deciso a sua mamma che deve stare a casa. Lei non lo vuol capire, e si arrabbia”. L’altro giorno voleva uscire per andare in piazza a comprare le mentine.

E’ difficile, soprattutto per loro. E’ difficile spiegare agli anziani – che sono poi la fascia più debole in questo periodo – che devono stare a casa. L’abitudine per un anziano è sacra e a poco valgono raccomandazioni e richiami. Il servizio offerto dai servizi sociali del comune di Casalmaggiore e da Croce Rossa potrebbe essere sufficiente a farli desistere dall’uscire ma ci sono quelli che non ne vogliono sapere. Spesso sono anziani soli, o magari isolati a ragione dai figli per evitare loro contatti. “Se togli loro la quotidianità – ci spiega la psicologa – togli loro una parte di vita. E’ difficile anche farglielo capire e non puoi utilizzare le maniere che utilizzeresti con una persona che viola le regole e senza ragione più giovane”. Per loro non è una violazione delle regole, è la loro vita. Quella che vedono in questo momento diversa, quella in cui cercano un contatto umano, una voce o solo una sagoma di qualcuno. Sono a volte soli nelle loro vite, abbracciano le loro abitudini perché è l’unica cosa che hanno e che conoscono.

Alla rotonda Po due pattuglie dei carabinieri fermano le auto. Sono spesso quelle di extracomunitari, magari abituati nei loro paesi a farsi pochi problemi. Non guardano social, non fanno elucubrazioni profonde su cosa è meglio o peggio. Gli uomini dell’Arma chiedono loro i documenti, spiegano ancora una volta con le buone che bisogna stare a casa, senza se e senza ma. “In genere – ci spiega uno dei carabinieri – quelli che fermiamo hanno quasi sempre una buona ragione per essere fuori. Operai, personale dell’Oglio Po, figli che stanno andando a portare qualcosa dai genitori”. Tutti vengono identificati, a tutti viene chiesto il foglio compilato con le motivazioni. Si cerca di spiegare che meno si esce e meglio è per tutti. Non c’è alcuna volontà di usare la mano pesante, pur nel tentativo di far rispettare i decreti.

In una delle macchine fermate (saranno 4 in poco più di un’ora, sulle 6 passate nel frattempo in una rotonda in cui in genere e tutti i giorni sei macchine passano in 15 secondi) c’è una signora con maschera. Sta andando a prendere la figlia in ospedale dopo un turno. Il marito è invalido, la figlia non guida. Ha tutto scritto, mostra velocemente la tessera dell’invalidità ma i carabinieri le dicono di andare. Ha il marito in dialisi. Storie di tutti i giorni, storie di vita oltre cortina.

A volte chi si muove non può fare altro, non ne può fare a meno. Alcune volte, è il caso dei ragazzini, magari besterebbe una volta tanto prenderli per un orecchio. Altre – come nel caso degli anziani – forse basterebbe qualcosa di diverso. Difficile capire cosa. Eravamo tutti impreparati, eravamo tutti indifesi di fronte ad un bastardo che continua a mietere vittime, anziani ma non solo loro. Bisognerà convincere soprattutto gli ultra 65enni a restarsene a casa anche se è un compito ciclopico quasi come quello di sconfiggere il virus.

Ci sono le mentine da prendere, qualche sguardo da sfiorare e forse un po’ di vita ‘normale’ da cercare di scorgere anche da lontano per sentirsi meno soli…

Nazzareno Condina

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