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Casalmattori in tempo di
Covid19. Il lavoro su
Brecht (prima o poi) ripartirà

Dieci allievi/attori della Comapgnia Casalmattori più un inserimento esterno, hanno studiato e si sono esercitati su " l'Anima Buona del Sezuan" appassionandosi all'opera e a una visione del teatro, quella di Brecht, a cui non erano abituati

SAN GIOVANNI IN CROCE – Tempi duri anche per i Casalmattori, che seppur compagnia amatoriale, ha dovuto sospendere le attività, per la qual cosa, i componenti del gruppo stanno soffrendo non solo l’impossibilità di dedicarsi all’amato teatro, ma anche di vedersi, di trovarsi e di passare la loro abituale serata settimanale insieme.

Tra i lavori sospesi, il laboratorio su un gigante del teatro, Bertolt Brecht, guidato dal regista e attore Pino L’Abbadessa in collaborazione con l’amministrazione comunale di San Giovanni in Croce. Il percorso su Brecht inizia nel novembre 2019 e si sviluppa attraverso stage intensivi nel fine settimana con frequenza mensile. Si riesce a fare il 3° step di gennaio 2020 poi, l’arrivo del Covid19, stoppa quelli che dovevano essere gli ultimi due incontri con esito finale. In poche parole ci si ferma a metà strada.

Dieci allievi/attori della Comapgnia Casalmattori più un inserimento esterno, hanno studiato e si sono esercitati su ” l’Anima Buona del Sezuan” appassionandosi all’opera e a una visione del teatro, quella di Brecht, a cui non erano abituati. Nuove tecniche, nuovi messaggi, nuovo modo di gestire le emozioni e l’interpretazione, sotto la guida di Pino, stavano dando a questo frizzante gruppo una tale carica che la brusca interruzione fu come un pugno nello stomaco.

“In questi giorni mi capita di riflettere – commenta L’Abbadessa – sui comportamenti e sulle strategie che Shen Te, anima buona e protagonista principale dell’opera, mette in atto per sopravvivere in tempi di sciacallaggio sociale. Nascondersi dietro una maschera per sopravvivere, sdoppiarsi e moltiplicarsi per resistere, pare diventare un meccanismo utile in tutti i luoghi e in tutti i tempi e più che mai, ora.

Il teatro, e con lui il grande Brecht, sono per l’attore e lo spettatore un occasione per prendere coscienza del gioco al massacro in cui viviamo quotidianamente. Ritengo inoltre che le dinamiche del teatro epico brechtiano permettano all’uomo di elaborare ciò che accade dentro e fuori sé stesso con spirito critico e gli diano la chiave per vivere, quando necessario, momenti di totale distacco dai coinvolgimenti emotivi troppo forti e spesso pesanti da sopportare che il nostro tempo ci impone. Una buona strategia, utile, mi vien da dire, anche per fronteggiare una pandemia”.

Per questa ragione chiunque ama il teatro, sia esso sopra, dietro o sotto il palcoscenico, che lo viva da dentro o da fuori, ne conosce l’utilità, non può farne a meno, lo cerca e lo trova ovunque, anche se costretto in casa, perché che “il teatro è vita” non affatto un luogo comune.

Riprenderanno Brecht I Casalmattori, là dove lo hanno lasciato e sembrerà che non ci sia stata alcuna interruzione perché di fatto, dall’Anima Buona del Suzuan, le distanze non le hanno prese mai.

Giovanna Anversa

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