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Le buone Feste di Stefano
Superchi: una meditazione
sul disagio e la fatica

I suoi auguri di Natale sono particolari, non convenzionali e, al di là della retorica delle feste comandate, auguri veri. Sentiti, graffianti. Uno spunto di riflessione che vi proponiamo

CASALMAGGIORE – Per chi lo conosce appena, Stefano Superchi – dipendente di ASST Cremona che lavora all’Oglio Po – è quello ironico e sarcastico delle vignette della ‘nadra’ in cui, di volta in volta canzona il mondo politico locale. Ma Stefano è anche altro. E’ soprattutto altro: un appassionato fotografo ed un meditativo che non cessa di sorprendere. Come in questo caso.

I suoi auguri di Natale sono particolari, non convenzionali e, al di là della retorica delle feste comandate, auguri veri. Sentiti, graffianti. Uno spunto di riflessione che vi proponiamo proprio come augurio in questo Natale particolare.

“Buone feste a chi, in questi giorni, lavora in ospedale, tra i soliti mille problemi, accresciuti dal periodo festivo; a chi in ospedale è ricoverato, lontano dai propri affetti; ai parenti dei ricoverati che non possono nemmeno andarli a trovare, costretti ad accontentarsi di una videochiamata, o nemmeno di quella; ai dipendenti delle cooperative e a tutti gli altri “meno garantiti”, obbligati a faticose acrobazie per un salario poco onorevole; alle bariste e alle addette della mensa che rendono meno insipide le giornate.

Buone feste a chi, da quest’anno, ha una mamma o un papà in meno, un nonno, una nonna, degli amici che non ci sono più, e non riesce a sopportare questo clima di festa, con un buco nell’anima; a quelli che a queste mancanze ci hanno fatto il callo da anni e non sono mai più riusciti a festeggiare lievi come una volta; a chi festeggia per inerzia, per vedere un po di luce negli occhi dei figli, sperando di poter ricominciare da loro ad essere più leggeri.

Buone feste a chi non c’è più con la testa, e Natale o Pasqua è sempre lo stesso giorno; a chi non ha niente, neanche un sorriso di compatimento, e spera solo di arrivare a sera. A chi, come me, lucida l’armatura e punta a metà gennaio, quando le feste saranno ricordi sbiaditi”.

N.C.

 

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