Cultura e spettacoli

Tra fiume e magia, Malaguti
porta Fumana al Premio Viadana

Paolo Malaguti con i componenti della Commissione del Premio Viadana
L'intervento dell'assessore alla Cultura Rossella Bacchi
Il pubblico presente alla prima serata della rassegna
Paolo Malaguti, vincitore del 30° Premio Viadana
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Venerdì 19 settembre, nei giardini antistanti il MuVi, si è aperta la trentesima edizione del Premio Viadana.

Per l’occasione, il primo finalista, Paolo Malaguti, ha conversato con il pubblico, la commissione scientifica e i giurati della kermesse letteraria, raccontando dettagli, aneddoti e particolari che hanno portato alla genesi del suo ultimo romanzo, Fumana, edito da Einaudi. Il titolo rimanda a un termine che, nella Bassa del Po, vuol dire “nebbia” ed è anche il nome di una giovane donna che, insieme al nonno, il rude Petrolio, va di notte nelle paludi a pescare. Fumana cresce libera, ma quando comincia a diventare donna, Petrolio chiede aiuto a Lena, la “strigossa” della zona.

Lena le insegnerà molte cose: da come stendere la sfoglia per i cappelletti alle parole segrete che usa per guarire le persone. Sullo sfondo di un Paese che passa da una guerra all’altra, Fumana scoprirà il suo dono e le sue qualità prodigiose. A sottolineare alcuni elementi comuni tra l’ultima opera di Malaguti e altri romanzi in concorso nelle passate edizioni — al netto di individualità e peculiarità specifiche — è stata Benedetta Boni. La componente della commissione che ha selezionato la rosa dei finalisti della rassegna, ha ricordato la cifra distintiva di un evento culturale di alto profilo: “Un processo collettivo che ha coinvolto una comunità numerosa. L’orgoglio di questa iniziativa”.

Un lavoro d’insieme, dunque, che è un vero work in progress: anni, anzi decenni, di incontri con autori che restano, riaffiorano e permettono di instaurare connessioni tra romanzi presentati in altre edizioni. Un fil rouge trovato da Boni in un’assonanza tra i profili delle protagoniste di Fumana e quelli dei lavori di altre brillanti portavoce della narrativa italiana, già ospiti del premio: Magnificat di Sonia Aggio (Fazi Editore) e Il pozzo vale più del tempo di Ginevra Lamberti (Marsilio). Lavori in cui il perno della narrazione gira attorno a protagoniste donne, bambine e orfane. Il tutto con lo sfondo di un forte legame con il territorio e una connessione con l’ambiente.

L’ambiente, appunto, è un altro elemento portante di Fumana, come evidenziato da Luigi Bedulli:
“Questo è un libro in cui si vive il fiume. La vita sull’acqua è quasi protagonista”. Sul tono e lo stile del primo finalista in gara ha aggiunto: “Ci ha colpito l’abilità di un autore che scrive in maniera leggera, riproducendo, inventando e costruendo situazioni che ci sembrano naturali ma che, in realtà, sono sapientemente orchestrate e costruite”.

Parlando del suo ultimo romanzo, Malaguti si è soffermato sulla scelta delle parole e sul registro utilizzato. Un meticciato di codici e linguaggi che risuona nitidamente nella propria poliedricità tra le sue pagine: “Il tema linguistico, a mio avviso, è la vera sfida nella narrativa. In questo senso, mi piace dire che il plot, la trama, rappresenti il 49% dell’impasto, mentre il modo in cui si veicolano le situazioni e si sviluppa l’arco narrativo è il restante 51%. Le scelte linguistiche che si intraprendono possono costituire davvero lo spazio dell’originalità; le meccaniche, da Omero in poi, non sono cambiate. Nella misura in cui la trama lo consente, mi piace giocare con i codici che la porzione di mondo che provo a raccontare mi regala. C’è un lavoro di ricerca per ricostruire microlingue, gerghi di mestieri e dialetti.

Ovviamente non rivendico alcuna paternità di questo metodo: è frutto di un innamoramento che ho avuto la prima volta leggendo, negli anni dell’università, Libera nos a malo di Luigi Meneghello.
Mi piace molto giocare con quello che capita, con l’attrito tra italiano colto e parola dialettale: a volte l’effetto può risultare comico, altre volte lirico”. Durante la serata, una sorta di “confessione” dell’autore sulla parte finale e un congedo che sa di speranza: “Non mi aspettavo di affezionarmi a Fumana così tanto. Quando l’ho lasciata andare, volevo che ci fosse una sorta di continuazione. Volevo che la storia non finisse con una nota calante, ma con una ripartenza, una riapertura possibile, auspicabile, verso il futuro. Quelle ultime pagine forse hanno questo senso”.

Sulla connessione tra il primo libro in concorso e l’ambiente fluviale, la riflessione dell’Assessore alla Cultura Rossella Bacchi: “Quella descritta da Paolo Malaguti è una storia molto intensa, che ricorda certi paesaggi e scenari che caratterizzano le nostre zone. Una storia che ci riporta ad altri tempi, quando la medicina si confondeva con la magia, la tradizione e l’utilizzo delle risorse della natura”.

L’esponente dell’amministrazione locale ha poi ringraziato chi, a vario titolo, ha contribuito alla realizzazione di uno degli eventi culturali più attesi nel comprensorio: “Ringrazio Paolo Malaguti, la giuria, il pubblico e tutti i ragazzi che hanno partecipato a questa maratona di cultura. È stato un percorso di lettura condivisa, reso possibile anche grazie al contributo della prof.ssa Adelina Gorni, che ha seguito gli studenti. Ringrazio inoltre gli sponsor: Gruppo Mauro Saviola, Pennellificio Cervus, Arti Grafiche Castello e Studio Badini.

Un ringraziamento speciale va anche alla Fondazione Ponchiroli che, come tutti gli anni, ha fornito gratuitamente i libri ai giovani giurati, alla Provincia di Mantova che ha patrocinato questo evento e, infine, alla Rete Bibliotecaria Mantovana per il sostegno offerto nel corso degli anni”.

Lorenzo Costa

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