Le anime di legno di Pèdar che continuano a parlarci
Ogni personaggio rappresenta un abitante della città. Un presepe in cui rivive una narrazione fatta di frammenti di memoria collettiva e tradizioni tra mestieri, attività e professioni – il fornaio, l’oste, la sarta, il pastore e la maestra – e momenti condivisi
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Sì, lo sappiamo, la canzone è decisamente poco natalizia. Un must del grande repertorio di Pietro Borettini, in arte Pèdar, cantone del dialetto di casa nostra e memoria storica sempre attiva fino all’ultimo di Viadana. E del resto questa storia che arriva dal comprensorio è singolare e originale, proprio come Pèdar.
La storia di anime di legno, di burattini, che prendono vita all’interno di un presepe unico nel suo genere. Il presepe di Pèdar, appunto, esposto al MuVi, il Museo Civico di Viadana, che rende così omaggio al suo illustre concittadino. Sì, perché questo è il primo Natale senza Pèdar, scomparso all’età di 97 anni lo scorso 13 luglio.
Fine della nota triste, che allo scanzonato Pèdar proprio non piaceva, inizio della nota natalizia e per così dire storica, della nostra storia: l’esposizione ricostruisce la vita della comunità viadanese tramite sculture di legno a grandezza naturale. Ogni personaggio rappresenta un abitante della città. Un presepe in cui rivive una narrazione fatta di frammenti di memoria collettiva e tradizioni tra mestieri, attività e professioni – il fornaio, l’oste, la sarta, il pastore e la maestra – e momenti condivisi come processioni, feste in piazza, il mercato settimanale.
Il presepe è stato realizzato all’inizio dei primi anni Duemila, composto da figure di legno abbigliate con abiti di riuso. Un presepe quasi vivente, perché alla realtà – e alla vita quotidiana – si ispira. Un’esposizione che invita a riconoscere il valore della memoria condivisa e collettiva, che non vive solo nei testi storici e nei documenti ma anche nei volti, nei gesti delle persone e negli oggetti che una comunità sceglie di rappresentare. Una testimonianza di storia viadanese perché non si perda nell’oblio. A Natale, e non solo a Natale.