Casalmaggiore, la città dei proverbi continua a crescere: e ne spunta uno del XII secolo
L'ambizione del progetto è chiara: raggiungere quota 366 targhe, una per ogni giorno dell'anno. Ora sono 175
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Il progetto “Casalmaggiore Città dei Proverbi” continua ad arricchirsi con nuove installazioni, portando la saggezza popolare dialettale sui muri di alcuni degli edifici più rappresentativi della città. Un’iniziativa che guarda al futuro, con l’obiettivo di trasformare Casalmaggiore in un unicum a livello internazionale.
A presentare le nuove tappe del progetto è stato il suo ideatore, Giuseppe Boles, che ha innanzitutto voluto ringraziare il compagno di questa lunga avventura. «Il primo ringraziamento va a Paolo Zani, mio compagno di viaggio costante. Senza la sua presenza e la sua profonda conoscenza del dialetto probabilmente oggi non sarei qui a parlare di queste targhe», ha affermato.
Le nuove installazioni sono state collocate su edifici di grande valore storico e culturale. «Abbiamo avuto la possibilità di affiggere targhe di grande spessore, non solo per la loro qualità, ma anche per il valore dei luoghi scelti, che rappresentano l’élite culturale della nostra città.» Tra questi figurano la Biblioteca Mortara, il Museo del Bijou, il Museo Diotti, il Polo scolastico Romani, l’ex convento delle Suore del Sacro Cuore, la sede della Croce Rossa, l’Eridania e numerosi edifici storici privati.
Boles ha rivolto un ringraziamento anche alle aziende e ai cittadini che stanno sostenendo concretamente l’iniziativa. «Un grazie particolare va alle Esse Elle Laterizi, alla Pro Loco e a tutti quei privati che hanno deciso di acquistare e affiggere un pezzo della nostra saggezza popolare.»
L’ambizione del progetto è chiara: raggiungere quota 366 targhe, una per ogni giorno dell’anno. «Io e Paolo non stiamo lavorando per il presente, ma per le generazioni future. Siamo convinti che questo progetto, tra qualche anno, sarà considerato un vero unicum non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Se arriveremo a 366 targhe saremo probabilmente l’unica città al mondo a offrire ai visitatori un proverbio per ogni giorno dell’anno.»
Secondo Boles, oltre a custodire la memoria della tradizione popolare, il progetto potrà diventare anche un importante strumento di promozione turistica. «Sarà un modo per raccontare la nostra storia, ma anche per rendere Casalmaggiore più visibile attraverso la stampa, la televisione e tutti quei canali che possono contribuire a valorizzare un territorio troppo spesso dimenticato.»
L’ideatore del progetto ha poi voluto sottolineare la qualità artigianale delle targhe. «A chi continua a chiamarle “targhette” rispondo che sono targhe con la T maiuscola. Basta sentirne il peso: ciascuna pesa circa cinque chilogrammi di bronzo. Sono fusioni uniche, rifinite a mano, realizzate dalla ditta Matthews di Colorno praticamente al prezzo di costo, perché anche loro hanno creduto nel progetto e hanno voluto sostenerlo.»
Ad oggi le targhe installate sono circa 175, ma l’obiettivo finale resta ben più ambizioso. Boles invita a guardarle con uno sguardo rivolto al tempo. «La prossima volta che vi fermerete davanti a una di queste targhe, immaginate che sia stata collocata cento, centocinquanta o duecento anni fa. Quale forza evocativa avrebbe oggi? Ecco perché dico che lavoriamo per il futuro: tra cinquanta o cento anni questi manufatti saranno essi stessi beni storici, probabilmente tutelati dalla Soprintendenza, e diventeranno uno dei gioielli del nostro territorio.»
Infine Boles ha ricordato uno dei proverbi più antichi raccolti dal progetto, legato alla figura del giurista casalasco Azzo Porzio. «”Devi sapere di Azzo, se vuoi andare a Palazzo”. Significa che bisogna possedere la competenza di Azzo Porzio per poter ambire al potere. È un proverbio già attestato nel XII secolo e richiama una figura di straordinaria importanza: Azzo Porzio, celebre giureconsulto nato e vissuto a Casalmaggiore nel XII secolo. È uno dei detti più antichi che conserviamo, con quasi mille anni di storia, anche se nel tempo la pronuncia dialettale si è naturalmente evoluta.»