Cronaca

Aledis, Solarolo e San Martino rilanciano: «Più servizi per salvaguardare la maternità»

L'obiettivo non era soltanto fotografare le difficoltà vissute dalle famiglie, ma individuare interventi concreti da sottoporre alle istituzioni nazionali, con particolare attenzione alle realtà dei piccoli comuni

In foto un momento della presentazione
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Prima i numeri, poi le proposte. Dopo 57 giorni di rilevazione e 478 questionari raccolti, Aledis ha presentato nella sede di Confindustria Bergamo i risultati della ricerca dedicata al rapporto tra lavoro e maternità, uno studio sostenuto fin dall’inizio dai Comuni di Solarolo Rainerio e San Martino dall’Argine. L’obiettivo non era soltanto fotografare le difficoltà vissute dalle famiglie, ma individuare interventi concreti da sottoporre alle istituzioni nazionali, con particolare attenzione alle realtà dei piccoli comuni, dove il calo demografico rischia di compromettere il futuro delle comunità.

L’indagine ha coinvolto prevalentemente persone tra i 27 e i 43 anni (43,7%), residenti per il 58,6% in piccoli comuni. Il campione è composto in larga parte da lavoratori a tempo indeterminato (86,7%), occupati a tempo pieno (67,4%) e nel settore privato (67,7%). Il 72,4% dei rispondenti è costituito da donne, il 75,7% è coniugato o convivente, il 68,8% è laureato e il 66,7% ha figli.

Dallo studio emerge un quadro preciso delle principali criticità che ostacolano la genitorialità. Al primo posto viene indicata la mancanza di una rete di supporto, seguita dal costo e dalla carenza dei servizi per l’infanzia. Pesano inoltre lo stigma legato ai congedi parentali, l’eccessivo carico di cura sulle donne, una cultura organizzativa ancora poco favorevole, l’instabilità economica, la rigidità dei modelli di lavoro e le difficoltà di conciliazione tra vita privata e professionale.

I dati confermano questa percezione: l’86,6% ritiene che il congedo parentale sia ancora visto negativamente dai datori di lavoro, l’81,8% considera gli asili nido troppo costosi e il 66,5% denuncia una scarsa conciliazione tra vita e lavoro. L’83,3% giudica insufficienti le politiche statali, chiedendo meno bonus e più servizi, mentre il 71,5% ritiene che il peso della cura familiare ricada ancora prevalentemente sulle donne. Anche il sostegno offerto dalle aziende viene bocciato dal 60,5% degli intervistati.

Tra le risposte raccolte emergono richieste molto concrete: valutare i lavoratori sui risultati e non sulle ore trascorse in ufficio, evitare riunioni dopo le 17.30, ampliare la rete degli asili nido, smettere di considerare la maternità come un ostacolo professionale e rendere obbligatori i congedi parentali per entrambi i genitori, così da favorire un reale cambiamento culturale.

QUI SOTTO LE INTERVISTE INTEGRALI

«Abbiamo sostenuto questa ricerca perché il problema della natalità, osservato dal punto di vista femminile, sarà una delle questioni decisive dei prossimi anni», ha spiegato il sindaco di Solarolo Rainerio, Vittorio Ceresini. «Nei piccoli comuni la chiusura di una scuola per mancanza di bambini rappresenta spesso l’inizio di un declino difficile da invertire. Per questo è fondamentale investire nei servizi. Il nostro Comune aderisce anche quest’anno alla misura Nidi Gratis di Regione Lombardia e, insieme ad altre realtà del territorio, cerca di offrire strumenti concreti alle famiglie». Ceresini ha ricordato anche come Solarolo abbia contenuto il calo demografico grazie all’integrazione delle famiglie straniere: «Negli ultimi vent’anni abbiamo perso 130 residenti, pur registrando 189 nascite. L’integrazione è una delle sfide su cui si gioca il futuro delle nostre comunità».

Per Angelica Agosta, presidente di Aledis, la ricerca nasce con un obiettivo preciso: «Non facciamo filosofia o ideologia, ma studi finalizzati a proporre soluzioni». Tre le proposte presentate anche alla Camera dei Deputati. La prima riguarda il potenziamento degli asili nido, con più strutture, costi ridotti e orari compatibili con quelli di lavoro, accompagnati da un congedo parentale obbligatorio per entrambi i genitori. La seconda punta a sostenere le piccole e medie imprese attraverso reti territoriali che consentano di condividere servizi di welfare, come gli asili aziendali. La terza propone un cambio di paradigma nello smart working: «Non basta concederlo – ha spiegato Agosta – se poi i lavoratori continuano a essere valutati sulla presenza fisica in ufficio, anziché sugli obiettivi raggiunti».

Alla presentazione è intervenuta anche la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, che ha definito il documento «un lavoro accurato, approfondito e scientificamente solido». «La genitorialità – ha sottolineato – non è un fatto privato ma un tema di sistema. Non può tradursi in una penalizzazione della carriera delle donne». Carnevali ha ricordato gli investimenti del Comune di Bergamo, che grazie al PNRR ha aumentato di 140 i posti disponibili negli asili nido, quasi azzerando le liste d’attesa. «Servono però anche servizi flessibili, smart working ben organizzato e politiche che accompagnino le famiglie lungo tutto il percorso educativo. Se vogliamo un Paese più competitivo dobbiamo valorizzare il talento delle donne e superare l’idea che il congedo parentale rappresenti un ostacolo professionale».

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