Turismo

Luoghi del Cuore Fai: il Cremonese indietro, niente fondi dal bando

Il 21 gennaio è stato pubblicato l’esito del bando per la selezione di progetti di restauro e valorizzazione dei “luoghi del cuore” del Fai (Fondo per l’ambiente italiano, più votati al XII censimento che si è chiuso pochi mesi fa. In tutto, sul “piatto” 700mila euro, la cifra più alta mai stanziata a sostegno del programma, che andranno a beneficio di luoghi poco noti o poco valorizzati, spesso a rischio, che incarnano e raccontano la nostra civiltà, l’identità italiana, la memoria collettiva e costituiscono un patrimonio di storia, arte e natura ricchissimo e vario.

Di questi, 520.000 euro sono destinati ai progetti selezionati attraverso il bando e per la prima volta i singoli beni candidati hanno potuto richiedere fino a un massimo di 50.000 euro. Una dotazione che consente di rispondere in modo più significativo alle esigenze dei territori e di rafforzare l’impatto complessivo de “I Luoghi del Cuore”. I restanti 180.000 euro sono riservati ai primi tre classificati al censimento, per progetti da concordare con il FAI: al primo posto, il Santuario di Nostra Signora delle Grazie a Nizza Monferrato (AT) e a seguire la Fontana Antica di Gallipoli (LE) e la Chiesa di San Giorgio nel borgo di Tellaro (SP).

Durante l’ultimo Censimento più di due milioni di persone hanno votato i propri Luoghi del Cuore perché non venissero dimenticati. Oggi, grazie alla fiducia e alla partecipazione di tanti, possiamo iniziare a lavorare. Perché gli sia restituito un futuro. Per quanto riguarda  i vincitori del bando 2025, i progetti sono in tutto 20, 15 di restauro e 5 di valorizzazione culturale – che riguardano soprattutto aree interne, piccoli comuni e periferie anche di grandi città.

Purtroppo Cremona e il suo territorio sono i gradi assenti. I luoghi candidati erano tanti, sia in città che in provincia, ma molti alla fine hanno ricevuto solo un “manipolo” di voti, senza avvicinarsi alla possibilità di ottenere contributi e questo, visto che l’elenco dei luoghi che ne sarebbero “bisognosi” è nutrito, è certamente un peccato. Si consideri che per trovare i primi luoghi cremonesi nella classifica generale si deve scendere addirittura al 391esimo posto con i 486 voti ottenuti, a pari merito per altro, dalla Torre di Azzano di Torlino Vimercati e dal Ponte Vecchio di Isola Dovarese

Resta tuttavia una piccola consolazione. Infatti la graduatoria del Fondo Ambiente Italiano ha comunque premiato un luogo che, seppur parzialmente, “parla” cremonese. Si tratta dell’Abbazia di Castione Marchesi, frazione di Fidenza.   La grande abbazia cistercense, dedicata a Santa Maria Assunta, è risultato l’unico progetto premiato in Emilia-Romagna e fra i venti nuovi progetti in Italia in undici regioni che riceveranno un contributo economico dal Fai, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, perché gli sia restituito un futuro. Un luogo che è di particolare rilevanza, essendo già particolarmente significativo nella preistoria, quale sito di una importante terramara dell’età del bronzo. In epoca romana il territorio apparteneva al Municipium di Fidenza, posto in chiave strategica sulla Via Emilia.

Ma è nell’Alto Medioevo che la località assurge al più alto prestigio divenendo un ricchissimo monastero di fondazione privata che attestava l’espansione in Emilia degli Obertenghi. Il suo fondatore è il marchese Adalberto II degli Obertenghi, marchese di Massa, duca del Lazio e capostipite della famiglia Pallavicino, una delle maggiori e più antiche casate feudali dell’Italia Settentrionale, annoverata anche come uno dei rami più fiorenti (insieme ai Malaspina e agli Estensi) dell’antichissima stirpe obertenga. Come noto ebbero potere, i Pallavicino, proprio nell’area tra Cremona, Parma e Piacenza, in cui costituirono uno Stato (detto appunto Stato Pallavicino comprendente Busseto, Zibello, Polesine, Cortemaggiore, Monticelli d’Ongina ecc.), che godette di indipendenza per secoli.

Gli Obertenghi erano invece una dinastia longobarda che prese avvio da Oberto I, marchese di Milano e di Genova, conte di Luni, di Tortona, Genova e Milano e reggente della Marca che nel X secolo da lui prese nome, la Marca Obertenga. Il territorio della Marca comprendeva la Lombardia (con la Svizzera Italiana), l’Emilia ad esclusione di Bologna (poi si aggiunse anche Ferrara), parte del Piemonte (Novara, Tortona e l’Oltregiogo con Novi Ligure, Ovada e la val Bormida) e parte della Liguria e della Toscana, dal Genovesato fino alla Lunigiana e alla Garfagnana, e poi indirettamente anche la Corsica e parte della Sardegna.

Gli appartenenti alla famiglia avevano il titolo onorifico di Principi di San Colombano e tra i cosiddetti rami cadetti degli Obertenghi c’erano anche i Cavalcabò, antica famiglia feudale di parte guelfa e di origine appunto obertenga, che per alcuni decenni del XIV secolo dominò la città di Cremona. La famiglia Cavalcabò, considerata la più antica ed illustre della città di Cremona, risale a sua volta a Oberto I Obertenghi, conte di Luni. Secondo la tradizione Adalberto II Obertenghi, nato a Luni nella seconda metà del secolo X morì, pare, a Busseto, il 6 gennaio 1034 (data comunque approssimativa). Era figlio di Oberto III (morto nel 996) e nipote di Adalberto I degli Obertenghi ed ottenne dall’imperatore del Sacro Romano Impero Corrado II il Salico l’investitura della contea di Aucia e di Busseto, dove si stabilì, facendone la capitale del marchesato, ampliando il borgo, fortificandone le mura ed erigendovi il castello.

Ebbe numerosissimi possedimenti in Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia e Toscana con le contee di Milano, Pavia, Como, Bergamo, Brescia, Verona, Tortona, Acqui, Alba, Piacenza, Parma, Reggio, Modena, Luni, Pisa, Volterra e Arezzo. Sposò Adelaide, figlia del conte Bosone di Parma con la quale fondò la chiesa abbaziale e il monastero di Castione Marchesi, frazione di Fidenza. Luogo, quest’ultimo, che può dirsi di fatto la capitale primordiale dello Stato Pallavicino anche se, purtroppo, il titolo di capitale non le è mai stato riconosciuto. La costruzione del monumentale complesso iniziò nel 983 per finire nel 1020 mentre la consacrazione avvenne nel 1033.

Adalberto II morì nel 1034 circa e fu sepolto nel monastero di Castione da lui voluto e nel quale ancora esiste la sua lapide sepolcrale, che attesta la morte che sarebbe avvenuta il 6 gennaio 1034. Questa fu rifatta fra il secolo XV ed il XVI ed è murata sul fondo della chiesa abbaziale. Chiesa nella quale, con ogni probabilità, si trova ancora, appunto, la sepoltura del capostipite dei Pallavicino, mai ritrovata. Tra l’altro la tradizione suggerisce la possibilità che il marchese avesse attuato il progetto per pietà cristiana ma anche per acquistare meriti dinnanzi a Dio in previsione della fine del mondo che, secondo la credenza popolare, sarebbe dovuta avvenire allo scoccare del millesimo anno del’Era di Cristo.  Nel 1486 il sacro edificio passò agli olivetani, avviando una nuova fase.

Soppressa nel 1764 da Guillaume du Tillot, fu incamerata dallo Stato nel 1810 con i decreti napoleonici. Solo nel 1948 la parrocchia di Castione Marchesi fu incorporata nella diocesi di Fidenza, segnando un nuovo capitolo della sua storia. Dal punto di vista architettonico, la struttura dell’abbazia conserva importanti tracce della sua antica storia. Della fase romanica rimane la chiesa, considerata una delle più significative fonti sull’evoluzione dell’arte monastica nel protogotico in Emilia.

La chiesa presenta una pianta basilicale a tre navate, sulle colonne i capitelli decorati mostrano elementi cistercensi e motivi ornamentali rari, mentre nel 1955 è stato scoperto un antico mosaico pavimentale. Il patrimonio artistico dell’abbazia comprende anche un bassorilievo quattrocentesco dell’Assunta, un dipinto murale con la Madonna col Bambino e i resti di un meraviglioso chiostro. In epoca barocca, la chiesa si arricchì di intagli lignei pregiati. Nell’altare maggiore si trova l’Assunzione della Vergine realizzata nel tardo ‘500 da Fabrizio Sanfedele, un interessante pittore napoletano che si accostò al Caravaggio timidamente, interpretando in chiave veneta, «bassanesca» (Previtali, 1991) il suo moderno uso della luce.

Vi si conserva inoltre un dipinto su tela del “Sacro Cuore” eseguito nella primavera del 1957 dal cremonese Giovanni Misiani.  Il progetto di recupero che ha ottenuto il contributo di 25mila euro da parte di Fai e Intesa SanPaolo riguarda il recupero e la valorizzazione del rivellino col titolo “L’Abbazia di Castione Marchesi e il suo rivellino: da luogo di difesa a spazio di accoglienza e incontro”, Attualmente l’edificio risulta inagibile per criticità strutturali, in particolare alla copertura, e uno stato di degrado degli ambienti interni che ne mette a rischio la conservazione.

Il progetto, presentato dalla Parrocchia di Santa Maria Assunta, prevede il recupero del tetto – con il riutilizzo dei materiali originali – e degli spazi interni. Al piano terreno sorgerà una sala di accoglienza con pannelli e dotazioni multimediali per introdurre il visitatore alla storia del monastero, mentre al primo piano saranno realizzati ambienti di ospitalità destinati ai pellegrini della Via Francigena, in continuità con la vocazione originaria del luogo.

Attorno al progetto per il rivellino si è inoltre consolidata una rete ampia e strutturata di portatori d’interesse: sono oltre quattordici le attestazioni di collaborazione e di cofinanziamento che testimoniano il coinvolgimento sia di piccole imprese edili locali, impegnate nei lavori, sia di soggetti istituzionali e del territorio quali il Comune, la Diocesi, le scuole e diverse associazioni culturali e locali. Tale partecipazione conferma l’esistenza di una comunità viva e attivamente impegnata.

Tra le lettere di sostegno al progetto figurano anche quella del Complesso Monumentale della Pilotta, che garantirà un supporto scientifico per specifiche iniziative culturali e una attestazione di valore culturale proveniente addirittura dal Giappone, a firma della storica dell’arte e docente presso l’Università di Waseda di Tokyo, Yoshie Kojima, specializzata nell’arte romanica e gotica italiana, nota per il suo studio approfondito del Duomo di Fidenza. La gestione futura degli spazi sarà affidata alla collaborazione tra la Parrocchia di Santa Maria Assunta e l’APS Abbazia Castione Marchesi, assicurando così un presidio continuo del luogo e una programmazione culturale stabile e duratura.

Eremita del Po, Paolo Panni

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