Cronaca

Giù il cappello, nessun cappello: col Torrione l’unione ha fatto davvero la forza

Non è banale ricordare che i progetti finanziati dovevano essere 271, mentre soltanto 60 sono stati portati a termine. Tra questi Casalmaggiore: da un lato, nella Bassa, si è tenuto duro; dall'altro, a Roma, si è avuta la prontezza e la fermezza di ricordare gli impegni presi

Il Torrione nel giorno della inaugurazione post restauro (video Alessandro Osti)
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Unione fa la forza, ancora una volta: il territorio lo ha capito, o forse lo sta comprendendo mai come negli ultimi anni. Con la tangenziale, finalmente sbloccata dopo decenni di stallo, si è avuto più di un assaggio; con i lavori terminati al Torrione di Casalmaggiore, la più antica costruzione della città, è arrivata la conferma.

Di un’unità di intenti che ha pagato, andando oltre il cappello politico; di una perseveranza che, al di là della bontà dei progetti (indubbiamente necessaria), conferma come sia doveroso battere i pugni sui tavoli giusti e avere qualche gancio nei posti che contano. Giusto o sbagliato? È l’Italia, signori!

Non è un caso che il Torrione sia stato rimesso in sicurezza in una decina di anni, partendo da un finanziamento concesso da un Governo di centrosinistra (Renzi nel 2016), passando da Governi di diverso colore (basta scorrere “l’albo d’oro” per averne conferma) e chiudendo con un’amministrazione, quella di Filippo Bongiovanni, di centrodestra, che ha avuto la fortuna di abbracciare, con questa opera di riqualificazione, tutti e tre i suoi mandati (dal 2016 al 2026, appunto).

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Spesso considerato “divisivo” (a torto o a ragione), il sindaco casalese ha avuto il merito, in questa vicenda, anche di ricordare – oltre ai tecnici e alle maestranze – chi a Roma ha giocato un ruolo importante: Luciano Pizzetti, avversario politico che però ha saputo spendersi, in quel biennio “magico” 2016-2017, per il Casalasco, con le risorse giunte sia per la ristrutturazione del Torrione sia per la sistemazione del ponte che, chiuso a settembre 2017, avrebbe riaperto a giugno 2019, grazie però ai fondi stanziati sempre al termine di quel biennio.

Soltanto qualche mese prima l’attento prof. Carlo Beduschi, che vicino al Torrione abita, ammoniva sull’importanza del fare in fretta “perché i cocci dall’alto continuano a cadere e alla lunga potremmo non avere più un Torrione”.

Non è banale ricordare che i progetti finanziati dovevano essere 271, mentre soltanto 60 sono stati portati a termine. Tra questi Casalmaggiore: da un lato, nella Bassa, si è tenuto duro; dall’altro, a Roma, si è avuta la prontezza e la fermezza di ricordare gli impegni presi, nonostante le Commissioni cambiassero continuamente interpreti, con Pizzetti però punto fermo.

Nota a margine, ricordata anche dal palco, l’importanza della tecnologia, anche dinanzi a un restauro che più analogico non si può: quando il bando “Bellezza” venne lanciato, servivano voti per promuovere il Torrione. Avere in casa, a Casalmaggiore, una potenza del digitale come fabbricadigitale ha aiutato non poco: proprio da lì, infatti, è partita l’idea di una piattaforma che consentisse di convogliare voti in maniera rapida, efficace e semplice per tutti. Una mossa vincente, questa come tante altre.

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