CAS a Borgo Fornace, il Comitato non ci sta: “Si sapeva da tempo, come temevamo”
Resta inoltre centrale il tema del numero degli ospiti. Il Comitato auspica che venga mantenuto l'impegno assunto dal Prefetto a gennaio, quando era stato indicato in cinque o sei ragazzi il numero massimo previsto
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L’apertura del Centro di accoglienza straordinaria (CAS) a Borgo Fornace sembra ormai una decisione definitiva. A ribadirlo è il Comitato di cittadini che nei mesi scorsi si era mobilitato contro l’attivazione del centro, anche attraverso una petizione sottoscritta da numerosi residenti.
Secondo il Comitato, l’incontro della scorsa settimana, convocato su richiesta del Prefetto, sarebbe servito più che altro a comunicare una scelta già assunta. «Abbiamo espresso nuovamente la nostra preoccupazione e la nostra contrarietà – spiegano i rappresentanti – così come quella delle persone che hanno firmato la petizione lo scorso anno. La nostra posizione nasce dall’esperienza con il CAS di dieci anni fa, dalla situazione generale del paese e dalle problematiche che negli ultimi mesi stanno interessando il quartiere».
Dal confronto, secondo il Comitato, sarebbe emerso con chiarezza che l’apertura era stata programmata da tempo. «Con molto rammarico abbiamo capito che la decisione era già stata presa e che un Comitato non ha potere in certi contesti», affermano i cittadini, che rivendicano comunque il lavoro svolto negli ultimi mesi per cercare di scongiurare l’arrivo del centro.
Ora l’attenzione si concentra sulla convivenza con i nuovi ospiti. Nei giorni scorsi alcuni componenti del Comitato hanno incontrato i ragazzi che saranno accolti a Borgo Fornace, con l’obiettivo di conoscerli e spiegare loro l’importanza del rispetto delle regole e della comunità che li ospiterà.
Resta inoltre centrale il tema del numero degli ospiti. Il Comitato auspica che venga mantenuto l’impegno assunto dal Prefetto a gennaio, quando era stato indicato in cinque o sei ragazzi il numero massimo previsto.
I promotori della mobilitazione sottolineano infine la natura civica e apartitica del gruppo. «Non siamo politici, non siamo schierati né con la maggioranza né con la minoranza – precisano –. Siamo semplici cittadini che hanno fatto tutto il possibile per impedire l’apertura del centro per il bene del proprio paese».
La decisione, però, non è stata modificata. «Siamo molto dispiaciuti e amareggiati perché tutti gli sforzi e il lavoro dei mesi scorsi non sono serviti a evitare l’apertura», aggiungono dal Comitato, che ora invita anche i cittadini che avevano sottoscritto la petizione a mantenere alta l’attenzione.
«Invitiamo chi ha firmato a collaborare attivamente, vigilando sulla situazione. Noi continueremo a vigilare e a collaborare con le istituzioni e con la cittadinanza, sempre per il bene di Piadena Drizzona».