Invido, un altro passo verso l’Unesco: il prossimo dovrebbe portarlo al Tocatì 2027
Ora la sfida riguarda l’Invido: dalla tradizione di Fossacaprara a un percorso istituzionale e culturale che potrebbe portare il gioco molto lontano, fino a diventare patrimonio immateriale riconosciuto e tutelato
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Dalla Sagra di Fossa all’Archivio di etnografia e storia sociale della Regione Lombardia, con un obiettivo ancora più ambizioso all’orizzonte: l’Unesco. Il gioco di carte dell’Invido si prepara a compiere un nuovo passo nel percorso di valorizzazione e tutela della tradizione locale, avviato anche grazie alla manifestazione di Fossacaprara, chiusa lo scorso weekend.
Il primo passaggio è stato proprio quello della Sagra di Fossa, dove l’Invido è stato ancora una volta protagonista. Ora il percorso guarda a settembre 2027, quando il gioco dovrebbe fare il suo esordio al Tocatì, il Festival internazionale dei giochi in strada. Sarà un momento importante per la sua definitiva consacrazione e per inserirlo tra le buone pratiche legate ai beni immateriali tutelati dall’Unesco.
Al centro del progetto non c’è però soltanto la conservazione di un antico gioco di carte, ma il valore sociale che le comunità ludiche possono assumere. Lo spiega il sociologo Mauro Ferrari: «Il tema cruciale è come le comunità ludiche, cioè persone che si ritrovano a giocare e a riattivare giochi tradizionali, possano contribuire alla rigenerazione delle proprie comunità».
Il gioco diventa così uno strumento per recuperare relazioni e convivialità in un’epoca sempre più dominata dalle attività digitali a distanza. «Sono giochi fisici basati sull’interazione e sulla relazione fra le persone – prosegue Ferrari –. È un modo per ritrovarsi insieme, apparentemente competitivo, ma nel quale alla fine si finisce per chiacchierare e brindare insieme, indipendentemente da chi abbia vinto».
Una dimensione che nell’Invido trova una delle sue caratteristiche più forti, quella intergenerazionale. «Il gioco non ha età – sottolinea Damiano Chiarini di Oltrefossa –. Può giocare il giovane, il bambino, così come la persona adulta o anziana. Ci sono il rispetto delle regole e la condivisione, senza distinzione di classi sociali».
È proprio questo patrimonio di relazioni, memoria e partecipazione che la Sagra di Fossa contribuisce a mantenere vivo. Una manifestazione che negli anni si è trasformata anche in una sorta di grimaldello per scoprire e valorizzare talenti e progetti, spesso prima che raggiungano platee molto più ampie.
È successo anche lo scorso anno con “Flow – Un mondo da salvare”, il film d’animazione presentato alla Sagra di Fossa nel 2025 e approdato pochi mesi dopo alla Notte degli Oscar di Los Angeles.
Ora la sfida riguarda l’Invido: dalla tradizione di Fossacaprara a un percorso istituzionale e culturale che potrebbe portare il gioco molto lontano, fino a diventare patrimonio immateriale riconosciuto e tutelato.