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Cofferati a Gussola:
«Così si ricostruisce
la sinistra italiana»

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GUSSOLA – Il Pd non è più una forza di sinistra. Ergo, si è liberato un grande spazio per la “vera” sinistra che va occupato, ma non raggruppando partiti esistenti bensì dando vita a un progetto che parta dal basso in grado di coinvolgere i cittadini, con particolare attenzione ai tanti che, sfiduciati, non vanno nemmeno più a votare.

Questo il succo dell’interessante serata organizzata nell’ambito di “Sinistra in Festa” a Gussola, alla quale hanno assistito circa 250 persone. Rispetto agli attesi protagonisti è mancato all’ultimo Pippo Civati, fondatore di “Possibile”, sostituito degnamente da Elly Schlein, giovane parlamentare europea “civatiana” di origine ucraina anche lei fuoriuscita dal Pd, come Civati e come Sergio Cofferati, regolarmente sul palco, così come il deputato di Sel Franco Bordo. Ad introdurli il responsabile della neonata sezione gussolese di Sel Sante Gerelli, capace nel piccolo del centro casalasco di riunire le forze di sinistra per riconquistare l’Amministrazione Comunale. A moderare il dibattito il giornalista Fulvio Stumpo. Con loro sul palco anche il giovane Luca Bozzetti, neodiplomato che ha chiuso la serata lamentando la perdita di ideali in ambito giovanile.

Cofferati ha lamentato un modello elettorale che non dà molte speranze, in grado di tradire proprio chi l’ha voluto. Le contraddizioni irrisolte partono da tre governi consecutivi non eletti dagli italiani, in un Parlamento che, passasse la nuova legge elettorale, sarebbe ancor più di designati e non di eletti. «Il panorama politico – ha detto l’ex segretario Cgil e sindaco di Bologna – sta cambiando rapidamente, non sono convinto che voteremo nel 2018, tanto che il “patto con gli italiani” ha molto di preelettorale, somiglia al bonus degli 80 euro. Non escludo che si voti già nel 2016, probabilmente senza la nuova legge elettorale. Se accetti le riforme, dice il patto di Renzi, avrai vantaggi fiscali, ma se non le accetti? Il Pd ha cambiato la sua natura, non è più una forza di sinistra, io sono uno dei 45 fondatori ma le riflessioni fatte all’epoca non hanno riscontro. La “buona scuola” non è di sinistra, il Jobs Act non è di sinistra, e a sinistra c’è oggi uno spazio enorme. Se il Pd ci sostituisce con Verdini… intanto è entrato Bondi».

Quindi l’esperienza ligure, dove Cofferati fu sconfitto alle primarie del Pd che poi ha perso la corsa regionale a vantaggio della destra: «Questo ci è costato il governo, la destra unita ha vinto». Sul fatto che, una volta sconfitto, è uscito dal Pd candidandosi per la sinistra: «La divisione l’ha voluta il Pd una volta deciso che Sel e Rete a Sinistra non dovessero far parte del progetto. A quel punto, io o altri, un candidato di sinistra ci sarebbe comunque stato. Hanno immaginato quel governo come il governo nazionale, con dietro l’idea del partito della nazione. Oggi le elezioni con questa ipotesi sono vantaggiose per chi è contro il sistema di rappresentanza, come Lega e M5S, non per chi ha un’identità. Serve un’alternativa a sinistra».

Elly Schlein: «Nella mia Emilia Romagna l’ultima volta ha votato il 37% degli aventi diritto, per Renzi è un fatto secondario, invece no. Si va verso un Senato dopolavoro per consiglieri regionali, senza principio di rappresentanza. Veniamo da anni di Porcellum, e dall’idea che non sia possibile scegliere chi ci rappresenta. Attenzione a chi fa le leggi elettorali pensando di vincere sempre, con Grillo votato dai pochi giovani che non disertano le urne e Salvini che sta rilanciando alla grande un partito a pezzi».

Quindi Franco Bordo: «Chi oggi governa non aveva promesso il Jobs Act, la legge sulla scuola, il Porcellum 2.0. Servono strumenti per rilanciare il lavoro vero, non il precariato».

Così Cofferati sul caso Grecia: «L’Europa è indispensabile per difendere i più deboli ma deve tornare l’Europa delle origini. Con la Grecia inizia una storia nuova, il suo debito può far esplodere il sistema. Serve un’Europa che non condivida solo la moneta ma anche una politica, mentre oggi la competizione è fatta sul prezzo e sui diversi regimi fiscali: ci si sposta dove si pagano meno tasse, come insegna la Fiat in Olanda. La moneta senza l’unità delle politiche non funziona. Dobbiamo andare verso gli Stati Uniti d’Europa, e deve essere la sinistra a proporlo. I governi greci hanno fatto ogni nefandezza, e l’Europa sapeva, Tsipras non ha avuto alternative: l’obiettivo era punirne uno per educarne 18. Serve una solidarietà tra Stati ma anche individuale: i clandestini fuggono per il rischio di morire, anche il sindaco di Treviso, di sinistra, dice cose inquietanti, non dobbiamo inseguire la destra su questo piano».

Quale sinistra dunque? Per Cofferati «la sinistra deve discutere dei valori, del mondo che ipotizziamo, se si parte dal fare in fretta un partito è finita. Io immagino un percorso lungo, a cui devono partecipare tutti, e non aderire al disegno di qualcuno. Servono presenza e generosità, quelli della mia generazione devono favorire un fisiologico ricambio. Purtroppo il danno più consistente del ventennio berlusconiano è nei valori e disvalori nella testa della gente. Dalla distinzione di ruoli si è passati alla familiarità dei rapporti tra diverse istituzioni».

Tra  giovani leader c’è sicuramente Elly Schlein: «Credevo che per cambiare il paese bisognasse cambiare il Pd. Evitiamo gli errori del passato, la fusione di pezzi esistenti non serve più, non parla alla massa dei delusi e disillusi. “Possibile” non vuole essere una nuova sigla, ma una proposta, Serve partecipazione, inventandosi una forma innovativa, ripartendo dall’ultima, grande partecipazione, quella referendaria del 2011. C’è bisogno di una conversione ecologica dell’economia. La società oggi manifesta tanta voglia di partecipare, ma al di fuori dei partiti: la politica deve ascoltarla, questo è “Possibile”».

A chiudere, un’autocritica di Bordo: «E’ vero che l’informazione è deviante, ma oggi non c’è una voce che si possa confrontare con Salvini con lo stesso coraggio. Coraggio che ha l’Amministrazione comunale di Cremona, come dimostra il caso dei profughi a Picenengo».

Vanni Raineri

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