Cultura e spettacoli

Settore turistico incalza sul Festival: “Si cerchi soluzione, non palliativo”

"Se non si definisce ora un piano credibile per il 2027 – si legge nella lettera – il rischio concreto è che il 2026 non sia un anno di transizione, ma l'inizio di una dismissione silenziosa"

Un concerto del festival (video Alessandro Osti)
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Il futuro del Casalmaggiore International Music Festival torna al centro del dibattito cittadino. Federalberghi Cremona, Confcommercio Cremona e il Gruppo Operatori Turistici di Casalmaggiore hanno inviato una nuova lettera al sindaco Filippo Bongiovanni chiedendo risposte puntuali e la convocazione urgente di un tavolo di lavoro per definire il destino della storica manifestazione musicale.

La presa di posizione arriva dopo la risposta dell’Amministrazione comunale del 30 maggio scorso, con la quale il Comune aveva riconosciuto il valore culturale, turistico ed economico del Festival, condividendo le preoccupazioni legate alla sospensione dell’edizione 2026. Un riscontro che, secondo i firmatari, non avrebbe però affrontato nel merito le questioni operative poste dagli operatori economici.

Nella lettera, sottoscritta dalla presidente di Federalberghi Cremona Marcella Buonfantini, dal presidente di Confcommercio Cremona Andrea Badioni, dal vicepresidente Federalberghi con delega per il Casalasco Zelindo Madesani e da numerosi rappresentanti del comparto turistico locale, vengono individuati quattro punti rimasti senza risposta.

Il primo riguarda il contributo ordinario comunale al Festival, stimato in circa 17 mila euro annui. Gli operatori chiedono di sapere se il finanziamento sarà confermato anche per il 2026 e con quali modalità, considerato che la tradizionale masterclass internazionale non si svolgerà.

Il secondo tema riguarda la possibile riallocazione delle risorse derivanti dalla tassa di soggiorno. La proposta avanzata dagli operatori prevedeva di destinare al Festival o alla rassegna musicale autunnale i fondi inizialmente previsti per altri interventi turistici non realizzati, per un valore stimato di circa 17.500 euro più IVA. Anche su questo punto viene richiesta una risposta esplicita.

Terza questione è quella relativa alla rassegna autunno-inverno 2026-2027 annunciata dall’Amministrazione. Secondo gli operatori, il progetto sarebbe ancora privo di indicazioni concrete su budget, finanziamenti pubblici disponibili, ruolo degli sponsor privati e tempistiche di definizione. Federalberghi e Confcommercio si dichiarano disponibili a coinvolgere la propria rete di imprese e sostenitori, ma chiedono un quadro istituzionale chiaro entro cui operare.

Infine, viene sollecitata la creazione di un tavolo permanente tra Comune, organizzatori del Festival, associazioni di categoria e operatori locali. Una richiesta già avanzata nei mesi scorsi e che, secondo i firmatari, non ha ancora trovato una traduzione concreta in termini di convocazioni e calendario di lavoro.

Nel documento emerge con forza la preoccupazione per le ricadute economiche della sospensione del Festival nella sua formula tradizionale. Gli operatori sottolineano come una rassegna limitata a quattro o cinque concerti non sia in grado di generare gli stessi effetti sul territorio prodotti dall’evento internazionale, che negli anni ha portato a Casalmaggiore oltre cento musicisti per più di tre settimane, con un indotto economico stimato tra i 700 e i 780 mila euro.

“Se non si definisce ora un piano credibile per il 2027 – si legge nella lettera – il rischio concreto è che il 2026 non sia un anno di transizione, ma l’inizio di una dismissione silenziosa“.

Per questo motivo le associazioni propongono una serie di azioni immediate: la convocazione entro il 15 luglio di un incontro formale tra tutti i soggetti coinvolti, una risposta scritta ai quattro quesiti entro quindici giorni, la definizione di un piano finanziario condiviso entro settembre e una dichiarazione pubblica dell’Amministrazione che confermi la volontà di riportare il Festival internazionale alla sua piena operatività nel 2027.

Pur riconoscendo le difficoltà che hanno portato alla sospensione dell’edizione 2026 – dall’instabilità geopolitica internazionale alle complessità organizzative evidenziate dall’associazione promotrice – gli operatori ritengono indispensabile che a questa pausa corrisponda un percorso di rilancio chiaro e verificabile.

“Le relazioni internazionali costruite in quasi trent’anni, la reputazione acquisita e la fiducia conquistata presso studenti e docenti provenienti da tutto il mondo non si ricostruiscono in un anno”, sottolineano i firmatari, che ribadiscono la disponibilità del comparto economico locale a contribuire con risorse, contatti e progettualità.

Ora l’attenzione si sposta sulla risposta del Comune. Le prossime settimane saranno decisive per capire se il 2026 rappresenterà davvero una parentesi temporanea o l’inizio di una fase di ridimensionamento per uno degli eventi culturali più identificativi del territorio casalasco.

 

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