Devicenzi, altre 24 ore in sella: 623 chilometri oltre l’impossibile
Sul circuito di Lainate, l’atleta di Martignana di Po ha affrontato 24 ore di pedalata e superato quota 600 chilometri. Un nuovo traguardo raggiunto grazie alla preparazione e al lavoro di squadra
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623 chilometri e 820 metri in 24 ore: Andrea Devicenzi ha trasformato una sfida di resistenza in una nuova impresa. L’ennesima per chi, ogni volta, sposta un po’ più in là il confine del termine impossibile. Da anni insegna ai ragazzi a superare il concetto di limite e puntualmente lo ricorda, in occasioni come questa, anche a sé stesso. Motivazione, resistenza e preparazione sono state decisive per l’atleta di Martignana di Po, che ha tagliato il traguardo domenica 13 settembre alle 18, dopo essere partito alla stessa ora del giorno precedente sul circuito de “La Pista”, a Lainate. Un’intera giornata in sella, come già nella precedente impresa di Palma de Maiorca.
LA SFIDA DELLE 24 ORE
Il pubblico ha potuto assistere alla sfida per tutta la durata delle 24 ore. Il circuito di Lainate, situato nella storica area dell’ex Alfa Romeo e gestito da ACI Vallelunga, presenta due lunghi rettilinei e due tornanti. L’organizzazione è stata seguita da Fausto Pella. Per Devicenzi si è trattato di un nuovo capitolo dopo i dieci Guinness World Records Indoor conquistati il 7 e 8 giugno 2025 al velodromo coperto di Palma de Maiorca, dove aveva percorso 602,990 chilometri in 24 ore su una bicicletta a scatto fisso.
DAL VELODROMO DI PALMA ALLA SFIDA OUTDOOR DI LAINATE
Il passaggio dall’indoor all’asfalto del circuito di Lainate ha comportato però difficoltà differenti. Alla resistenza fisica si sono aggiunte l’esposizione al vento, le variazioni di temperatura tra giorno e notte e un dislivello positivo complessivo stimato in circa 1.800 metri. In fase di preparazione, l’incremento dello sforzo prestazionale rispetto alla prova al coperto era stato stimato attorno al 20 per cento. La preparazione è iniziata nel novembre 2025 e si è basata sul monitoraggio fisiologico e sul rispetto di specifici parametri fisici e nutrizionali.
Come ha spiegato Alessandro Bocchi, giudice anche nella precedente prova di Palma de Maiorca, le due situazioni non sono direttamente sovrapponibili. “Il velodromo spagnolo era al chiuso, con temperatura e umidità costanti; a Lainate, invece, il clima è cambiato nel corso della giornata: dal sole e dal caldo alla partenza, alle condizioni umide della notte, fino al calo della temperatura con l’arrivo del mattino”.
Nel corso della prova, Bocchi ha aggiornato progressivamente il pubblico attraverso i social, segnalando i passaggi dei diversi traguardi e di nuovi record per i quali manca solo l’ufficialità. Devicenzi ha raggiunto i 100 chilometri in 3 ore, 19 minuti e 2 secondi; le 100 miglia, pari a circa 161 chilometri, in 5 ore, 33 minuti e 11 secondi. Al traguardo delle sei ore aveva percorso 173,76 chilometri, mentre i 200 chilometri sono arrivati in 6 ore e 56 minuti. Sono seguiti i 300 chilometri, le 200 miglia — 322 chilometri — raggiunte in 11 ore, 46 minuti e 28 secondi, e il passaggio delle 12 ore, con 329 chilometri percorsi. Nel prosieguo sono stati raggiunti anche i traguardi delle 300 miglia e dei 500 chilometri.
La prova ha previsto brevi soste programmate ogni due ore per alimentarsi e recuperare le energie. I passaggi erano organizzati secondo tempi e punti prestabiliti, così da offrire all’atleta riferimenti durante le lunghe ore in sella. Accanto a Devicenzi sono rimasti, alternandosi tra loro, anche i ragazzi del progetto “Oltre l’Impossibile”, coinvolti nell’assistenza e nel passaggio di borracce, gel e barrette. Il gruppo ha seguito le tabelle temporali concordate, contribuendo alla gestione della prova.
LA X24 CHALLENGE: UNA BICICLETTA COSTRUITA SU MISURA
Devicenzi ha utilizzato una bicicletta da cronometro realizzata appositamente per lui: la X24 Challenge, sviluppata dall’architetto Romolo Stanco e dallo staff di TOOT Engineering, con geometrie studiate per la pedalata monopodalica e una pedivella accorciata.
LA SQUADRA E IL SIGNIFICATO DELL’IMPRESA
Smaltita l’adrenalina, Devicenzi ha raccontato di fare ancora fatica a rendersi conto del risultato: “623,820 chilometri. Lo scrivo e non mi sembra ancora del tutto vero. Il corpo e la testa sono stanchi, servirà tempo per riuscire a tradurre in parole ciò che ha vissuto.”
Superato il traguardo il pensiero torna alla preparazione. Si alternano i ricordi dei mesi di allenamenti sull’argine maestro, il lavoro con il team e con gli sviluppatori della sua T-RED, la bici realizzata ad hoc per la sfida di Lainate. Una girandola di pensieri in cui trova spazio la girandola di emozioni provate, vissute e immaginate a partire dalla fase di pianificazione, momento declinato anche attraverso l’ascolto delle esperienze di chi aveva affrontato prove simili.
Devicenzi ha ricordato il lavoro di Fausto e Alessia, impegnati nella programmazione, nella comunicazione e nella ricerca degli sponsor; quello di Romolo ed Erica, che hanno costruito la bicicletta intorno alle sue esigenze; la presenza di Alessandro, giudice per la seconda volta dopo Palma de Maiorca, e dei ragazzi di “Oltre l’Impossibile”, che hanno condiviso con lui un tratto di strada e sono stati al suo fianco anche in questa occasione.
“Tutto era perfettamente programmato e studiato”, ha spiegato. Durante la prova il suo compito era “semplicemente” quello di concentrarsi sul corpo, sull’andatura, sui watt e sulle traiettorie, mentre al box ciascuno seguiva il proprio incarico. “È stata proprio questa divisione, questa fiducia reciproca, a portarci al traguardo. Io non avrei potuto pensare a tutto. Loro hanno pensato a tutto quello che io non potevo”.
IL TRAGUARDO RAGGIUNTO UN CHILOMETRO ALLA VOLTA
Il percorso, ha precisato, non è stato lineare: “Ci sono stati momenti in cui sembrava interminabile il tempo prima della sosta successiva”. In quei frangenti è tornato il suo mantra, “un passo alla volta”, trasformato per l’occasione in “un chilometro alla volta”. A sostenerlo sono state anche le incitazioni che arrivavano a ogni giro dal box.
Forte anche dell’esperienza maturata a Palma, ha gestito i momenti di stanchezza conoscendo le reazioni del proprio corpo. I 600 chilometri sono stati raggiunti intorno alle 17, circa un’ora prima della conclusione. A quel punto, ha raccontato Bocchi, al ciclista è stato detto di godersi l’ultima parte della prova: “L’obiettivo era stato centrato e restava il tempo per pedalare senza l’assillo di un nuovo traguardo. Proprio nell’ultima ora Andrea ha realizzato il giro più veloce dell’intera giornata”.
UN SUCCESSO CONDIVISO
Alla fine, stremato, ha trovato il tempo di esultare insieme alla sua squadra. A raccontare visivamente l’andamento della prova, la lavagna che, giro dopo giro e ora dopo ora, si è arricchita di nuovi numeri: un contachilometri “analogico” che, al termine del giorno più lungo, si è fermato a 623,820. Basta vedere quelle cifre per intuire e realizzare la portata di uno sforzo così totalizzante. A celebrarlo al termine della prova, anche una delegazione di amici dell’Avis Pedale Casalasco.
Ora l’obiettivo è recuperare appieno le forze e tornare in sella per allenamenti senza una finalità specifica, dedicati al piacere di pedalare. Nel frattempo si attendono da WUCA (World UltraCycling Association, l’associazione internazionale che si occupa di regolamentare e riconoscere le prove di ultraciclismo) le distanze certificate ufficialmente. Solo allora sarà possibile festeggiare una seconda volta, con la conferma formale dei risultati.
Il ringraziamento più grande va a tutte le persone che hanno contribuito al traguardo: “Se c’è una cosa che questi 623,820 chilometri mi hanno confermato, è che la condivisione è l’unico modo per arrivare così lontano. Da soli, forse, si arriva. Ma non così lontano. E soprattutto, non così”.