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Canevarolo: «Cremona Circuit può crescere ancora. Ora serve il modello pubblico-privato»

È tempo di bilanci per Alessandro Canevarolo, amministratore delegato del Cremona Circuit, che guarda già al futuro: l’obiettivo è fare crescere ancora l’evento e soprattutto consolidare il rapporto con le istituzioni

In foto Alessandro Canevarolo (video Anas Najih)

Il circo della Superbike ha salutato il Cremona Circuit di San Martino del Lago dopo un weekend destinato a rimanere nella storia dell’autodromo: per la prima volta a Cremona è stato assegnato un titolo mondiale e a conquistarlo è stato un pilota italiano, Nicolò Bulega, su una Ducati italiana. Una festa completata dalle quasi 46mila presenze del fine settimana e da una domenica di sole che ha portato il circuito praticamente al tutto esaurito. È tempo di bilanci per Alessandro Canevarolo, amministratore delegato del Cremona Circuit, che guarda già al futuro: l’obiettivo è fare crescere ancora l’evento e soprattutto consolidare il rapporto con le istituzioni.

Alessandro Canevarolo, da dove parte il suo bilancio?

«Partirei dal dato sportivo, perché una vittoria di un italiano su una moto italiana in un circuito italiano non è una cosa che succede così spesso. L’ultima volta era stato Max Biaggi nel 2012. Direi quindi che la ciliegina sulla torta era attesa ed è arrivata. Siamo molto contenti: moto italiana, pilota italiano, pista italiana. Meglio così non si poteva chiedere. E poi oggi abbiamo avuto una giornata di sole stupenda, con una coreografia dello spettacolo che ha funzionato e con un pubblico praticamente da sold out. Siamo molto soddisfatti».

Anche sul fronte organizzativo sono arrivati complimenti. In particolare la gestione dei parcheggi sembra aver fatto un passo avanti.

«Sulla scorta di tutte le esperienze degli anni scorsi quest’anno abbiamo rimodulato tutta la dinamica dei parcheggi e soprattutto la viabilità, lavorando con la Questura. Abbiamo messo in atto un piano che permetteva di alleggerire molto alcune strade e di rendere più intuitivi i percorsi per arrivare all’autodromo. Il P2 era già stato pianificato e sapevamo che, qualora fosse andato in crisi, avremmo mandato le persone al P1, che ha una capacità molto maggiore. È esattamente quello che è successo. Abbiamo avuto la possibilità di intervenire in tempo reale e di assorbire il flusso».

Quindi anche il prossimo anno si potrebbe ragionare su un ampliamento?

«Nulla vieta di pensare che il prossimo anno anche il P2 possa essere organizzato in quella zona. È uno degli aspetti sui quali possiamo lavorare».

Dal punto di vista sportivo la gara non è stata forse la più spettacolare, ma il titolo mondiale ha cambiato completamente la prospettiva.

«È vero, in pista c’erano due moto che avevano oggettivamente un altro passo e questo non dipende dal circuito. Però alla fine la matematica del titolo mondiale ha compensato tutto. Cremona entra definitivamente sulla mappa: qui non si è disputato soltanto un Gran Premio, qui è stato assegnato un Mondiale. Questo resterà negli annali della Federazione Internazionale Motociclistica: a Cremona si è assegnato un titolo mondiale, soprattutto a un pilota italiano».

L’obiettivo, adesso, è fare in modo che la Superbike rimanga a Cremona. A che punto sono le trattative?

«Abbiamo già iniziato a parlare del rinnovo del contratto. Ci sono ancora due anni, quindi non siamo in una situazione di emergenza, ma i colloqui sono già partiti. Oggi, però, organizzare eventi di questa dimensione per un privato da solo è molto difficile. Io spero che si possa copiare il modello che c’è in Emilia-Romagna, che funziona molto bene, e applicarlo anche da noi con Regione Lombardia. In questo modo il Mondiale Superbike a Cremona potrebbe diventare una consuetudine di settembre».

Un appuntamento fisso che potrebbe anche dare maggiore forza agli investimenti del circuito.

«Assolutamente. Anche l’anno prossimo saremo nello stesso weekend di quest’anno e questo ci dà una prospettiva importante. Sapere di avere un evento di questo livello con una collocazione stabile significa anche poter programmare e fare investimenti con maggiore convinzione».

Le 46mila presenze confermano sostanzialmente il dato del primo anno. È soddisfatto o si aspettava qualcosa in più?

«Secondo me Cremona può crescere ancora molto. Nel motociclismo mondiale questo è un momento un po’ complesso, perché la Formula 1 sta cannibalizzando tutto e sta facendo numeri incredibili, mentre MotoGP e Superbike sono un po’ ferme. Nulla vieta però di pensare che l’anno prossimo, con l’arrivo di Morbidelli e magari di altri piloti della MotoGP in Superbike, si possa prendere un’altra strada».

E in questo senso guarda anche al nuovo assetto societario di MotoGP e Superbike.

«Confido molto in Liberty Media. Dorna è stata acquisita da Liberty Media, quindi MotoGP e Superbike fanno capo alla stessa azienda della Formula 1. Da quello che ci stanno dicendo, stanno facendo grossi investimenti anche sulla Superbike. A mio avviso investire su questo prodotto potrebbe essere una buona idea anche per tutto il territorio, perché ne beneficerebbero la provincia di Cremona e la Regione Lombardia».

È stato l’anno migliore per il Cremona Circuit?

«È stato sicuramente l’anno migliore per quanto riguarda l’organizzazione. Purtroppo Cremona ha subito grandi danni per la tromba d’aria di giugno e anche noi l’abbiamo subita: ci ha fatto slittare alcuni lavori che dovevamo completare proprio in vista della Superbike e ci ha rallentato nell’organizzazione. In qualche maniera, però, siamo riusciti a fare tutto. Sicuramente è stato l’anno migliore per la viabilità, per l’organizzazione del paddock e anche per l’aspetto sportivo. Per questo mi ritengo molto soddisfatto».

E ora, archiviata la festa per il titolo di Bulega, il Cremona Circuit guarda già avanti. Il Mondiale ha lasciato in eredità non soltanto un trofeo e un’immagine destinata a rimanere nella storia dell’autodromo, ma anche una sfida: trasformare l’appuntamento di settembre in una presenza stabile nel calendario e costruire attorno alla Superbike un modello capace di coinvolgere sempre più circuito, istituzioni e territorio.

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